Due di cuori

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L’obbligazione – Diritto privato

Posted by devilmanga su 19 luglio 2007

E dopo i contratti, non si può fare a meno di parlare delle obbligazioni, cioè gli effetti che i contratti scaturiscono.
buona lettura!

Dalla definizione di obbligazione, secondo cui nel rapporto obbligatorio una persona è tenuta ad un determinato comportamento verso un’altra, risulta che gli elementi del rapporto obbligatorio sono anzitutto i soggetti e la prestazione.
I soggetti sono almeno due: creditore (o soggetto9 attivo) e debitore (o soggetto passivo).
Può succedere che il soggetto vari, a secondo del possesso del titolo.
E’ il caso dell’obbligazione ambulatoria, nel quale se la titolarità del diritto principale passa ad un altro soggetto, anche l’obbligazione accessoria passa (es: l’obbligazione cambiaria)

Se è indispensabile che vi siano almeno due soggetti perchè sussista il rapporto obbligatorio, può ben verificarsi una pluralità di soggetti o attivi (creditori) o passivi (debitori).
Se l’obbligazione presenta una pluralità di persone che ricoprono un lato del rapporto obbligatorio, bisogna distinguere obbligazioni solidali e obbligazioni parziarie
Obbligazione solidale: il creditore può pretendere l’intero importo dovuto da uno solo dei molteplici debitori.
Obbligazione parziaria: il creditore può pretendere solo la quota di ogni singolo debitore e non l’importo per intero.
Nell’obbligazione parziaria il creditore si trova in una situazione sfavorevole, sia perchè dovrà chiedere la “quota” di debito ad ogni debitore, sia perchè aumento il rischio di insolvenza.
La solidarietà quindi rafforza il potere del creditore.
E’ la legge che stabilisce all’articolo 1924 una presunzione generale di solidarietà (passiva) in cui tutti i debitori sono tenuti in solido. Dove fa eccezione soltanto il debito ereditato da un defunto, in quel caso l’erede risponde solo della sua quota ereditata.
Nell’obbligazione solidale, i vari debitori dovranno pagare la loro quota di debito a chi ha pagato totalmente (in solido) al creditore. Secondo l’articolo 1298 la quota si presume eguale se non stabilito diversamente dalle parti.

Quella fin qui esposta è l’obbligazione solidale passiva, ma esiste anche l’obbligazione solidale attiva, in cui sono presenti una pluralità di creditori. in cui dunque un debitore pagando nelle mani di uno solo dei tanti creditori in solido è liberato dal suo debito. Ma in realtà l’obbligazione solidale attiva è un caso molto raro nella realtà.
Secondo il codice civile, nell’obbligazione solidale non vi è un un rapporto solo, ma una pluralità di rapporti obbligatori, i quali sono collegati tra loro da un interesse comune.

Non bisogna confondere l’obbligazione solidale dall’obbligazione indivisibile.
Nell’obbligazione indivisibile l’obbligo di eseguire per intero la prestazione deriva dalla natura e dall’oggetto della prestazione stessa (es: un cavallo vivo).
La disciplina applicabile alle obbligazioni indivisibili è simile alla disciplina delle obbligazioni indivisibili, se colui che doveva una prestazione indivisibile muore, gli eredi ne risponderanno solo per le quote spettanti.

La prestazione cui il debitore è obbligato può consistere in un:
– dare
– fare
– non fare

Col termine prestazione si intende sia un comportamento dovuto che il risultato di quel comportamento.
Nelle obbligazioni di mezzi la prestazione viene individuata attraverso il comportamento del debitore il quale non garantisce del risultato (è il caso del medico che pur prestando le cure non può garantire che il malato sopravviva).
Nelle obbligazioni di risultato invede è il risultato dell’obbligazione che il creditore deve conseguire.

La prstazione può essere fungibile o infungibile.
Si dice infungibile quando assume rilievo chi deve eseguire la prestazione (un quadro di un determinato autore non lo può realizzare chiunque, ma solo quell’autore).
Si dice fungibile quando chi compie quella prestazione è irrilevante (l’esempio massimo di obbligazione fungibile è l’obbligazione pecuniaria, nella quale chi consegna i soldi, è del tutto ininfluente).

La prestazione non deve per forza rispondere ad un interesse economico del creditore, ma può anche riguardare un interesse culturale, sportivo, ricreativo. L’importante che la prestazione abbia carattere patrimoniale, dunque sia valutabile economicamente (art 1174).
la prestazione deve essere:
Possibile: non è possibile avere una prestazione di una cosa che non esiste.
lecita: la prestazione può essere illecita o perchè l’oggetto è posto ad obblighi (non può essere prestazione l’obbligo di non sposarsi)
determinata o determinabile: nell’obbligazione devono quanto meno essere dettati i criteri per la individuazione della prestazione.
Le parti possono stabilire che l’oggetto della prestazione sia determinato da un terzo, questa persona è detta arbitratore.
Se la determinazione della prestazione è deferita ad un terzo e questi deve procedere con equo apprezzamento, le parti possono ricorrere in giudizio se la determinazione dell’arbitratore è manifestamente erronea o iniqua.
Se la determinazione della prestazione è deferita ad un terzo e questi deve procedere con mero arbitrio, le parti possono rivolgersi al giudice, solo se l’arbitratore è in malafede.

L’oggetto dell’obbligazione, come dice l’art. 1174, è la prestazione dovuta.
Con rifermineto alla obbligazioni di dare distinguiamo:
– le obbligazioni generiche, quando il debitore è tenuto a dare cose non ancora individuate ma appartenenti ad un genere (cento quintali di grano o cento bottiglie di vino di quel genere di tipo).
– le obbligazioni specifiche, se il debitore è tenuto a dare una cosa determinata (questo quadro o questa automobile).
Per quanto riguarda le obbligazioni generiche, la legge prevede all’articolo 1178 che essendo specificato solo il genere, il debitore è dovuto a consegnare cose di qualità non inferiore alla media.

L’obbligazione pecunaria consiste nell’obbligo di procurare al creditore una somma di denaro.
E’ l’obbligazione di gran lunga più utilizzata e per estinguera occorre utilizzare “moneta avente corso legale nello stato al tempo del pagamento”.
Se il debito pecunario è previsto in moneta estera, il debitore di regola può pagare con moneta nazionale al corso del cambio nel giorno della scadenza. Ma se prevista la clausola “effettivo” allora il pagamento va fatto con la moneta straniera prevista.
Se l’obbligazione pecuniaria è “a termine” significa che va adempiuta dopo un determinato periodo di tempo da cui è sorta.
Da qui sorge il problema se il debitore sarà tenuto a mettere nelle mani del creditore il valore nominale pattuito al momento in cui è sorta o il valore reale del debito, cioè il valore nominale incrementato dalla percentuale inflazioniostica.
Se non previsto diversamente vale il principio nominalistico (art. 1277) ossia il principio per cui il debitore si libera pagando alla scadenza la quantità di denaro prevista al sorgere dell’obbligazione.
Il creditore può cercare di cautelarsi contro le oscillazioni della moneta pattuendo degli interessi.
Il principio nominalistico non si applica ai debiti di valore (in contrapposizione a quanto visto prima che prende il nome di debiti di valuta).
Tipico debito di valore è l’obbligazione risarcitoria (chi ha provocato un incidente automobilistico deve risarcire il valore dell’automobile non quando è stata acquistata ma nel suo valore di listino di adesso).

Gli interessi sono un’obbligazione pecunaria accessoria, essi sono detti anche frutti civili.
il debitore di una somma di danaro e tenuto a corrispondere, oltre l’ammontare di tale somma, un’altra quantità di danaro, la cui entità varia in funzione del tasso o saggio di produzione degli interessi.
Gli interessi possono essere legali, convenzionali, moratori e usurai.
– interessi legali: indipendentemente da qualsiasi accordo specifico, i crediti liquidi ed esigibili producono interessi di pieno diritto. Il tasso o saggio legale è fissato al 5% ma può variare di anno in anno.
– convenzionali: gli interessi si dicono convenzionali quando le parti stabiliscono gli interessi. Se il tasso di interessi supera il tasso legale, questo deve essere riportato per iscritto.
– moratori: quando il debitore di una somma di denaro è in mora, ossia è in ritardo nel pagamento, deve al creditore a titolo di rsarcimento del danno gli interessi moratori. Se gli interessi convenzionali superavano gli interessi legali, gli interessi moratori rimarranno uguali agli interessi legali. In ogni caso è salva la facoltà di chiedere il risarcimento del danno per il creditore qualora dimostri di aver subito un danno.
– usurai: costituiscono interessi usurai quelli superiori ai tassi medi praticati da banche. Sono sempre interessi usurai quelli che superano del 50% i saggi pubblicati. Ove siano intervenuti gli interessi usurai la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.
In linea di principio è proibito anche l’anatocismo, ossia la capitolizzazione degli interessi in modo che producano ancora interessi.

Esistono anche le obbligazioni alternative, che si contrappongono alla prestazione semplice in quanto dedotta da un’unica prestazione. Può avvenire infatti che siano due o più prestazioni previste, ma il debitore se ne liberi eseguendone una sola.
Se le parti non hanno stabilito la scelta, essa spetta al debitore (art. 1860)
Con l’esercizio della facoltà di scelta, l’obbligazione alternativa diventa semplice: l’impossibilità della prestazione scelta estingue l’obbligazione. Se invece una delle prestazione è impossibile sin dall’origine o doviene impossibile prima della scelta, l’obbligazione si considera semplice. è dovuta come è logico, l’altra prestazione.

L’obbligazione alternativa si distingue dall’obbligazione facoltativa in quanto l’obbligazione facoltativa nasce semplice, ma il debitore si può liberare eseguendo un’altra prestazione.

MODIFICAZIONI DEL LATO ATTIVO DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

Si parla di cessione del credito (art. 1260) sia per indicare il contratto con il quale il creditore (cedente) pattuisce con un terzo (cessionario) il trasferimento in capo a quest’ultimo del suo diritto verso il debitore (ceduto) e sia per indicare l’effetto, di tale contratto, e cioè il trasferimento del credito.
Qualsiasi credito può essere ceduto, purchè esso non abbia carattare strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge. E’ possibile anche che la cessione del credito sia stata vietata con un’accordo tra le parti.
Se la cessione del credito ha avuto luogo a titolo gratuito, è richiesta ad substantiam la forma delle donazioni.
Non è necessario affinchè la cessione si attui che il debitore presti il suo consenso, ma è indispensabile che la cessione gli venga notificata.
La notifica può essere fatta pervenire o dal cedente o dal cessionario al ceduto e accettata.
Ma se il ceduto è a conoscenza della cessione anche senza che gli sia pervenuta la notifica, e paga lo stesso nelle mani del cedente, viene meno la sua buona fede e potrebbe essere costretto ad un nuovo pagamento (l’onere di provare la conoscenza del ceduto spetta al cessionario). L’accettazione e la notifica servono anche nei confronti dei terzi, in particolare se il cedente ha ceduto lo stesso credito a due soggetti, vale la cessione che è stata prima notificata ed accettata.
Il ceduto può opporre le stesse eccezzioni che poteva opporre al cedente al cessionario. Dunque se l’obbligazione sorge da un atto annullabile, gli effetti ricadono sul cessionario.
Non è concessa invece la compensazione dei debiti tra cessionario e ceduto se il debito del cessionario è posteriore alla cessione.

Per quanto riguarda i rapporti tra cedente e cessionario, se la cessione è a titolo oneroso, il cedente deve garantire l’esistenza del credito.
il cedente può peraltro con un’apposito atto garantire la solvenza del debitore (bonitas nominis).
Se la cessione è avvenuta per estinguere un debito che il cedente ha nei confronti del cessionario, la cessione si considera sempre pro solvendo e dunque il cedente sarà libero solo quando il ceduto avrà pagato al cessionario.
Qualora le parti decidano diversamente è possibile che la cessione sia pro soluto, in questo caso il cedente è liberato e i rischi di insolvenza del ceduto ricadono interamente sul cessionario.

Il Factoring è una figura negoziale di stampo anglosassone.
Con il contratto in questione un’impresa specializzata (il factor) si impegna, contro pagamento di una commissione variabile, a gestire per conto di una impresa-cliente l’amministrazione di tutti o parte dei crediti di ques’ultima.
L’azienda factor diventa titolare dei crediti ceduti.
Non necessariamente all’azienda factor devono essere ceduti i crediti, ma è solitamente la prassi più comune.
La cessione può avvenire pro soluto o pro solvendo, anche se solitamente la cessione è pro solvendo.

Altre figure di successione del lato attivo sono la delegazione attiva e la surrogazione di pagamento.
Per quanto riguarda la delegazione attiva occorre dire che il codice disciplina soltanto la delegazione passiva.
Ma la dottrina ritiene che possa entrare tra le parti anche la delegazione attiva.
Consiste in un accordo tra creditore, debitore ed un terzo, con il quale il creditore da mandato al debitore, che accetta, di pagare al terzo.
A differenza della cessione di credito, nella delegazione attiva il debitore partecipa direttamente all’accordo.
Nella delegazione attiva si ha, di regola, un effetto cumulativo: al creditore originario si aggiunge il delegatario, ma senza estinzione del diritto del primo, cosicchè in caso di successiva inadempienza da parte del debitore, contro quest’ultimo potrà agire pure il primo creditore.

MODIFICAZIONI DEL LATO PASSIVO.

La sostituzione del soggetto passivo del rapporto obbligatorio può verificarsi mediante le figure della delegazione passiva, dell’espromissione e dell’accollo.

Si ha la delegazione passiva quando una persona (delegante) ordina o invita una persona (delegato) ad eseguire (delegatio sovendi) o a promettere di eseguire (delegatio promittendi) un determinato pagamento a favore di un terzo soggetto (delegatario).
L’operazione si perfeziona solo col la collaborazione di tutti e tre i soggetti interessati e consiste perchiò in un’operazione trilaterale.
Nella delegatio solvendi il delegante non ordina al delegato di assumere un obbligo, ma lo invita ad effettuare senz’altro un determinato pagamento. Il delegato non è tenuto ad accettare, ma se paga nelle mani del delegatario è liberato come se lo avesse effettuato nelle mani del delegante.
Il rapporto tra delegato e delegatario prende il nome di rapporto di valuta, il rapporto tra delegato e delegante prende il nome di rapporto di provvista.
Nella delegazione a promettere (delegatio promittendi) il delegante non ordina al delegato di effettuare un pagamento al delegatario, ma assume un obbligo di effettuare successivamente un determinato pagamento al delegatario.
Nella delegazione cumulativa il debitore orignario resta vincolato insieme al delegato.
Nella delegazione liberatoria o provativa il debitore originario è liberato dal delegatario attraverso una espressa dichiarazione.

Nell’espromissione un terzo può assumere verso il creditore il debito di un altro, promettendo che provvederà lui al pagamento.
Quest’obbligo può sorgere spontaneamente e anche senza il consenso del debitore, in quanto soggetto avvantaggiato da tale iniziativa del terzo.
Il contratto con il quale il terzo ed il creditore conengono che il terzo si assuma l’obbligo otiginario del debitore si chiama espromissione.
L’elemento che differenzia la delegazione con l’espromissione è la spontaneità del terzo, del quale restano indifferenti le ragioni che lo inducano ad assumere a sè il debito originario.
Anche l’espromissione può essere cumulativa o liberatoria.
Espromissione cumulativa: il terzo è obbligato in solido con il debitore originario.
Espromissione liberatoria o privativa: il creditore dichiara di liberare il debitore originario.

L’accollo è un contratto tra il debitore (accollato) e un terzo (accollante) con il quale quest’ultimo assume a proprio carico l’onere di procurare il pagamento al creditore (accollatario). L’esempio classico è il rivolgersi ad una banca col mutuo. Il debitore si rivolge alla banca chiedendo un mutuo, la banca paga il creditore, e il debitore rimborserà a rate quanto la banca ha finanziato.
Bisogna distinguere due specie di accollo:
a) l’accollo semplice o interno, in cui non c’è alcun rapporto tra il terzo e l’accollatario. Il terzo fornisce i mezzi all’accollato.
b) l’accollo esterno, che si ha quando l’accordo tra accollante e accollato si presenta cone un contratto a favore del terzo, ossia è destinato a favore del creditore (accollatario), nel senso che le parti del negozio di accollo hanno previsto ed accettato che l’accollatario possa avvantaggiarsi della convenzione, aderirvi con un suo atto unilaterale, e conseguentemente pretendere direttamente dall’accollante l’adempimento del suo credito.
L’accollo esterno può a sua volta essere:
a) cumulativo: se il debitore originario resta liberato, rimanendo obbligato in sua vece il solo accollante.
b) liberatorio o privativo: se il debitore originario resta liberato, rimanendo obbligato il solo accollante. Perchè ciò si verifichi è necessario una dichiarazione espressa del creditore.
A differenza di delegazione e accollo, la delegazione è opponibile nei confronti dei terzi.

L’obbligazione è un rapporto tendenzialmente temporaneo, destinato quindi ad estinguersi.
Il tipico fatto estintivo del rapporto obbligatorio è l’adempimento, , ossia la realizzazione della prestazione dovuta.
Il legislatore ha disciplinato alcune ipotesi nelle quali il rapporto si estingue egualmente.
– nel caso di morte del debitore in caso di prestazioni infungibili.
– nel caso di compensazione, confusione, novazione, remissione ed impossibilità sopravvenuta.

L’adempimento consiste nell’esatta realizzazione della prestazione dovuta.
Il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia, affinchè l’esecuzione non sia fatta in maniera tardiva o diventi impossibile.
Siccome il debitore deve eseguire interamente la prestazione dovuta, il creditore può rifiutarsi di ricevere una prestazione parziale.
il debitore può adempiere personalmente o per mezzo di dipendente o ausiliario. Non può impugnare un pagamento effettuato, neppure se in stato di incapacità e neanche se lo ha effettuato con cose di cui non poteva disporre.
a) Destinatario del pagamento: in linea di principio il debitore, quando si tratti di obbligazione di dare, deve eseguire il pagamento nelle mani del creditore, ma occorre che accerti che questi abbia la capacità legale di ricevere, perchè altrimenti potrebbe essere obbligato a pagare una seconda volta.
Se il debitore paga a chi non era legittimato a ricevere l’adempimento non si libera dall’obbligazione, a meno che il creditore non ratifichi il pagamento o comunque ne abbia approfittato.
b) Luogo dell’adempimento: il luogo dell’adempimento è di regola determinato nel titolo costitutivo del rapport, o anche è determinato dagli usi o dalla natura della prestazione.
il legislatore detta delle regole supplettive, nel caso manchi l’accordo tra le parti:
– se l’obbligazione è di consegnare una cosa certa, il luogo dell’adempimento è dove è sorta l’obbligazione.
– l’obbligazione di pagare una certa somma è nel domicilio del creditore
– in tutti gli altri casi al domicilio del debitore.
c) tempo dell’adempimento: se l’obbligazione ha carattere di durata (esempio l’affitto) occorre determinare il momento iniziale e il momento finale. Se l’obbligazione ha carattere istantaneo è di regola indicato nel titolo che fa sorgere l’obbligazione.
Quando per l’adempimento risulti, si presume che questo sia fissato a favore del debitore, e duqneu il creditore non può chiedere la prestazione prima della scadenza.
Quando è fissato a favore del creditore, il creditore può richiedere la prestazione prima della scadenza, mentre il debitore non può eseguire la prestazione prima della scadenza.

Il pagamento può dare luogo alla sostituzione del creditore con altra persona (surrogazione).
In tal caso l’obbligo non si estingue ma muta direzione, in quanto all’originario creditore subbentra un altro creditore.
Differenza con la cessione è che la surrogazione suppone che l’obbligazione sia adempiuta e il creditore soddisfatto, nella cessione che l’adempimento non si sia ancora verificato.
La surrogazione può avvenire per volontà del creditore, o per volonta del debitore, o per volonta della legge.
Per volontà del creditore, che ricevendo il pagamento da un terzo, può dichiarare espressamente di volerlo far subentrare nei propri diritti verso il debitore.
Per volontà del debitore, che prendendo a mutuo una somma di denaro al fine di pagare il debito, può surrogare il mutuante nella posizione del creditore.
Per volontà della legge, come indicato all’articolo 1203

Il creditore avendo diritto all’esatta prestazione, può rifiutarsi di ricevere una cosa diversa da quella dedotta in obbligazione.
Ma nella “prestazione in luogo di adempimento” o “datio in solutum” il creditore può accettare una prestazione diversa da quella dovuta. Non va confusa con la novazione poichè il debitore rimane obbligato ad eseguire la prestazione originaria fino a chè non avrà adempiuto l’obbligazione sostitutiva.

Per la realizzazione dell’adempimento è necessaria la cooperazione del creditore.
Non sempre il creditore ha interesse a liberare il debitore, talvolta può accadere ad esempio per il tasso di interesse pattuito, che il debitore rimanga vincolato al creditore.
Si profigura in questi casi la mora del creditore, che ha luogo quando il creditore senza leggittimo motivo rifiuta di ricevere il pagamento offertogli dal debitore (art. 1206) oppure omette di compiere gli atti preparatori per il ricevimento della prestazione.
Perchè si abbia mora credendi, è necessario che il debitore faccia al creditore offerta della prestazione secondo le modalità che seguono.
Si distinguono due tipi di offerta:
a) solenne o formale, compiuta secondo la prescrizione stabilite nell’art. 1208 da un pubblico ufficiale. Una sottospecie dell’offerta solenne è l’offerta reale che ha luogo se l’obbligazione ha per oggetto danaro, titoli di credito o cose mobili da consegnare al comicilio del creditore: reale (da res) poichè occorre che il pubblico ufficiale porti con sè i beni, in modo che se il creditore accetta, possa essere eseguito il pagamento.
b) Secondo gli usi, con la differenza, rispetto all’offerta formale, che gli effetti della mora non si verifichino dal giorno dell’offerta ma da quello del deposito delle cose dovute.
Il deposito è poi in ogni caso necessario perchè il debitore ottenga la liberazione dall’obbligazione: all’offerta e al deposito, se uno e l’altro non vengono accettati dal creditore, può seguire un giudizio (giudizio di convalida di offerta reale).

Quando tra due persone intercorrono rapporti obbligatori reciproci (cioè che entrambi sono creditori e debitori di loro stessi), i due rapporti possono, ricorrendo certe condizioni, estinguersi in modo totale o parziale, senza bisogno di provvedere ai rispettivi adempimenti, mediante “compensazione” tra i rispettivi crediti.
la legge prevede tre tipi di compensazione:
1) Compensazione legale. Essa richiede:
– omogeneità delle prestazioni (devono avere per oggetto una somma di denaro o delle cose fungibili)
– liquidità di entrambi i crediti (cioè che sia già stato determinato il loro ammontare)
– esigibili: cioè che non siano sottoposti a condizione sospensiva o prima che il termine sia scaduto.
La compensazione legale non può essere rilevata dal giudice, e deve essere eccepita da una delle due parti. ma i debiti non si estinguono dal giorno della sentenza ma dal giorno in cui essi coesistono.
2)Compensazione giudiziale, qualora un credito sia omegeneo ed esigibile ma manchi il requisito di liquidità, il giudice può rendere liquido il credito.
3) compensazione volontaria, la quale può aver luogo per volontà delle parti anche quando manchino i prerequisiti di omogeneità, liquidità ed esigibilità.

Qualora le qualità di creditore e debitore vengano a trovarsi riunite nella stessa persona, l’obbligazione si estingue.
Esempio può essere che il creditore diventa erede del debitore.
L’estinzione del rapporto libera anche i terzi che prestavano garanzia per quel debito.

La novazione è un contratto con il quale i soggetti di un rapporto obbligatorio sostituiscono un nuovo rapporto a quello originario.
Se la sostituzione riguarda la persona del debitore la novazione si dice soggettiva.
Se viene modificato l’oggetto o il titolo la novazione si dice oggettiva.
Gli elementi che caratterizzano la modificazione dell’oggetto o del titolo e uno soggettivo, la volontà di estinguere l’obbligazione precedente, che può risultare anche tacitamente.
Se l’obbligazione originaria era nulla, la novazione manca di causa e perciò è senza effetto (art. 1234)

La remissione è la rinuncia del creditore al credito.
E’ un negozio unilaterale recettizio, che produce effetto quando la dichiarazione è comunicata al debitore, il quale può dichiarare di non volerne approfittare.
Nella novazione bisogna effettuare la restituzione del titolo originale del credito al debitore.

Se la prestazione per impossibilità sopravvenuta, cioè per cause non imputabili al debitore, diviene impossibile, l’obbligazione si estingue. L’impossibilità sopravvenuta non deve dipendere da cause imputabili al debitore.
L’effetto estintivo si verifica se l’impossibilità ha carattere definitivo. Se invece essa è temporanea, il debitore è esonerato dalla responsabilità per il ritardo nell’adempimento.
All’impossibilità sopravvenuta il legislatore equipara lo smarrimento di una cosa determinata, oggetto della prestazione dovuta, anche quando non possa esserne provato il perimento e sempre che, lo smarrimento non sia imputabile al debitore.
Non costituiscono causa di impossibilità della prestazione fatti che si limitano a rendere difficile per il debitore l’adempimento dell’obbligo.

L’INADEMPIMENTO E LA MORA

Il debitore è tenuto ad eseguire esattamente la prestazione dovuta. Se a ciò non provvede egli è inadempiente.
il debitore può provare che la responsabilità dell’inadempimento non è a suo carico, solo se la prestazione sia divenuta impossibile per cause non dipendenti dalla sua volontà.
Si ha adempimento inesatto quando la prestazione eseguita differisce quantitamente o qualitivamente da quella dovuta.
si ha inadempimento assoluto non soltanto quando la prestazione non sia stata adempiuta, ma anche perchè sia diventata impossibile, o perchè sia scaduto il termine.
In caso di inadempimento assoluto alla prestazione originaria si sostituisce la prestazione consistente nel risarcimento del danno provocato al creditore.
Bisogna ricordare che il debitore che si avvale di terzi nell’adempimento dell’obbligazione, risponde non soltanto del fatto proprio, ma anche ai fatti delle persone della cui opera giova.

Il ritardo, o inadempimento relativo, si chiama anche mora (del debitore).
la mora può verificarsi EX RE, cioè per il solo fatto del ritardo, o anche EX PERSONA, cioè mediante costituzione in mora.
Si ha mora Ex RE:
a) quando l’obbligazione derivi da fatto illecito, perchè la lesione del diritto altrui esige una pronta riparazione.
b) se il debitore dichiara per iscritto di non volere adempiere all’obbligazione
c) se l’obbligazione è a termine e la prestazione deve essere eseguita a domicilio del creditore
Si ha mora Ex PERSONA:
a) Quando il creditore deve recarsi a casa del debitore
La costituzione in mora vale anche ad interrompere la prescrizione

Gli effetti della mora del debitore (mora debendi) sono:
a) l’obbligo di risarcire il danno
b) Il passaggio del rischio (se il debitore non in mora i rischi del fortuito sono a carico del creditore, mentre con la messa in mora il debitore non potrà più liberarsi per impossibilità sopravvenuta, ma dovrà risarcire comunque il danno).

La conseguenza sanzionatoria dell’inadempineto è il risarcire il danno.
Il risarcimento del danno, sia per l’inadempimento assoluto che per il ritardo deve comprendere:
– sia la perdita subita dal creditore
– sia il mancato guadagno.
E’ risarcibile il danno che sia conseguenza immediata e diretta.
L’onere della prova di provare i danni da risarcire spetta al creditore.
Per sfuggire a questo onere il creditore può aver già pattuito con il debitore una clausola penale, con la quale si stabilisce in maniera forfettaria quanto dovrà il debitore in caso di inadempienza.
Nelle obbligazioni pecunarie tali regole non valgono, in quanto dalla costituzione in mora il debitore è tenuto automaticamente a pagare gli interessi moratori.
Se il creditore non si accontenta di pretendere gli interessi moratori ma sostiene di aver subito un danno maggiore, grava sul creditore l’onere di fornire l eprove del supposto maggior danno.
La liquidazione del danno deve essere diminuita se a determinarlo ha concorso il fatto colposo del creditore.

LE RESPONSABILITA’ PATRIMONIALE DEL DEBITORE

Se il debitore non adempie la prestazione dovuta, il creditore, dopo aver fatto effettuare dal giudice l’inadempimento, può promuovere il processo esecutivo dei beni, facendoli espropriare.
Tutti i beni del debitore, sia quelli che aveva in quel momento in cui sorse l’obbligazione sia quelli che ha successivamente acquisito possono essere espropriati dal creditore, se il debitore viene meno al suo dovere.

Se vi sono più creditori , tutti hanno uguale diritto di soddisfarsi con il ricavato della vendita dei ben del creditore (par condicio creditorium).
Tuttavia ad alcuni creditori la legge assicura il soddisfacimento a preferenza degli altri. Le cause di legittime prelazione, ossia le cause in virtù delle quali la legge assicura questa preferenza sono i privilegi, il pegno e l’ipoteca.
Se la cosa soggetta a privilegio, pegno o ipoteca è deteriorata, il creditore perde il diritto di esercitare il diritto di prelazione.

Il privilegio è la prelazione che la legge accorda in considerazione della causa del credito. Alcuni creditori sono considerati dal legislatore con particolare favore e sono preferiti ai creditori chirografari (cioè non assistiti da causa di prelazione).
Tra i vari creditori privilegiati, l’ordine di preferenza non dipende dall’anteriorità del credito, ma è stabilito dalla legge.
il privilegio è compito esclusivo del legislatore, le parti non possono creare altri privilegi oltre quelli stabiliti dalla legge.
Il privilegio è generale (su tutti i beni mobili del debitore) o speciale (su determinati beni mobili ed immobili).
Il privilegio generale è un modo di essere o una qualità del creditore, mentre il privilegio speciale costituisce un diritto reale di garanzia.

PEGNO E IPOTECA

Questi due istituti hanno in comune il fatto di essere diritti reali. E come tali sono opponibili erga omnes.
Il pegno e l’ipoteca non hanno mai carattere generale, ma concernono sempre beni determinati.
Il pegno e l’ipoteca può ricadere beni anche di terzi, grantendo così i debiti del debitore.
Pegno e ipoteca danno luogo entrambi a rapporti accessori, nel senso che presuppongono un credito, anche futuro o condizionato di cui grantiscono l’adempimento: perciò ne seguono la sorte e si estinguono con l’estinguersi di esso.

La differenza tra pegno e ipoteca è che nel pegno la cosa passa al creditore, nell’ipoteca rimane al debitore.
Soprattutto altra differenza è che il pegno ha per oggetto beni mobili, mentre l’ipoteca ha per oggetto beni immobili.

L’ordinamento vieta il patto commissorio, e cioè che un debitore sicuro di poter fronteggiare l’obbligazione pattuisca con il creditore all’origine, che in caso di inadempienza vi sia l’automatico trasferimento della proprietà del bene.
Il pegno è un diritto reale su una cosa mobile del debitore o di un terzo, che il creditore può acquistare mediante un apposito accordo con il proprietario a garanzia del suo credito.
Il pegno attribuisce in primo luogo una prelazione che comporta che, sull’eventuale ricavato della vendita coatta del bene posto in pegno, il creditore ha diritto a soddisfarsi con priorità rispetto ai creditori chirografari.

Un diritto di pegno può essere costituito mediante apposito accordo, a favore del creditore dal debitore oppure anche da un terzo. La costituzione del pegno potrebbe avvenire persino con un accordo soltanto verbale (se gli effetti sono solo tra le parti).
se deve essere opponibile ai terzi il pegno deve essere:
a) che il contratto costitutivo del pegno sia da atto scritto.
b) che la scrittura abbia data certa.
c) che nella scrittura siano indicati sia il credito garantito che il suo ammontare.
Infine per la costituzione del pegno occorre lo spossessamento del debitore. (pag.446)

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2 Risposte to “L’obbligazione – Diritto privato”

  1. giancarlo said

    Caro Devilmanga, scusa se ti disturbo ma non sono un cultore della materia giuridica e mi trovo ad affrontare per lavoro una situazione delicata. Cerco di arrivare al dunque: un soggetto terzo si è sostituito agli obblighi di un debitore nei confronti di vari creditori attraverso lo strumento dell’accollo, in un secondo tempo i legali del debitore hanno preteso che nell’ambito di un accordo finale tra le parti , le stesse sotoscrivessero che tale scarico di obblighi fosse avvenuto attraverso un accordo di novazione . Puoi spiegarmi quale sia la sostanziale differenza tra i due istituti dell’accollo e della novazione? Perchè i legali vogliono la novazione?

    se potessi darmi una mano a capire te ne sarei infinitamente grato, altrimenti grazie lo stesso

    gian carlo

  2. hendrix said

    ma che differenza c’è tra una obbligazione facoltativa e una prestazione in luogo d’adempimento?

    grazie

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