Due di cuori

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L’autonomia Privata – Diritto privato

Posted by devilmanga su 17 luglio 2007

L’autonomia privata tra soggetti.
Ogni qualvolta seguirete una puntata di forum, sappiate che ciò che il giudice Santi Licheri potrebbe dire, lo troverete scritto qui sotto (tranne che per le liti di condomio che tratteremo in capitolo a parte).
 

Sezione 1 – AUTONOMIA PRIVATA ED ORDINAMENTO GIURIDICO

La figura più importante di negozio giuridico è il contratto.
Il codice civile non disciplina la figura del negozio giuridico, mentre dedica numerose norme al contratto.
Il negozio giuridico è frutto della figura pandettistica del diciannovesimo secolo, mediante un processo di astrazione di più importanti atti.
infatti istituti quali il contratto, il testamento, il matrimonio, presentano tutti una nota comune.
infatti in tutti dei privati enunciano in una dichiarazione (unilaterale, bilaterale o plurilaterale) gli effetti che intendono conseguire.
In tutti questi casi la volontà dichiarata ha “forza di legge” tra le parti.
Dunque una dichiarazione di negozio giuridico è: una dichiarazione di volontà con la quale vengono enunciati gli effetti perseguiti ed alla quale l’rodinamento giuridico ricollega effetti giuridici conformi al risultato voluto.
Il codice disciplina il contratto, il testamento, il matrimonio, ma non il negozio giuridico in generale.
Anche se bisogna prestare attenzione all’articolo 1324 del codice civile “salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano il contratto si osservano, in quanto compatibili, anche anche agli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale“, il che rende la disciplina dei contratti applicabile a tutti gli atri negozi giuridici inter vivos aventi contenuto patrimoniale.

I negozi giuridici possono essere:
unilaterale, se è perfezionato con la dichiarazione di una sola parte (una sola parte che può essere compsta anche da più persone).
bilaterale, copè da una o più parti, esempio classico è il contratto che è secondo l’articolo 1321 del codice civile “l’accordo tra due o più parti per costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico avente natura patrimoniale“.
recettizi, se per produrre effetto devono pervenire a conoscenza dell’altra parte
non recettizi, se producono effetto indifferentemente dalla loro conoscenza all’altra parte
inter vivos, cioè tra vivi, che non presuppongono la morte di nessuno (es. un normale contratto).
mortis causa, di cui l’unico esempio è il testamento, per il quale effetti presuppongono la morte di una persona.
a titolo oneroso, quando un soggetto per acquistare qualsiasi tipo di diritto accetta un sacrificio, e tra vantaggio e sacrificio esiste un nesso di causalità.
a titolo gratuito, un soggetto acquisisce un vantaggio senza alcun sacrificio.

Il contratto è dunque una species del genius del negozio giuridico.
Il contratto è un atto di regolamentazione di interessi privati, che si caratterizzano in quanto accordo di due o più parti, inteso a costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico avente natura patrimoniale. (art. 1321)
Appare dunque evidente che i due requisiti principali sono:
a) la necessaria presenza di due o più parti
b) la necessaria patrimonialità del rapporto che attraverso il contratto si intende costituire, modificare o estinguere.
Anche se, secondo l’articolo 1324, si applica alla disciplina dei contratti, gli atti unilaterali tra vivi.

Poichè un contratto è l’accordo di due o più parti inteso a costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale, esso potrà perfezionarsi solo dinnanzi alla manifestata corrispondenza della volontà delle parti.
Resta da chiarire quando avvenga questa manifestazione di volontà.
I momenti da mettere in rilievo sono la proposta e l’accettazione.
Sia la proposta che l’accettazione sono da considerarsi prenegoziali, in quanto l’atto non è ancora concluso.
Sia il proponente che l’accettante devono avere la capacità d’agire.
La proposta deve essere completa di tutti gli elementi necessari alal conclusione di un contratto.
secondo l’articolo 1326 del codice civile, il contratto si considera concluso quando il proponente viene a conoscenza dell’accettazione della proposta da parte dell’oblato (per oblato si intende il destinatario della proposta).
Proposta, accettazione e revoca si reputano conosciute ne momento in cui esse giungono all’indirizzo del destinatario.
La proposta può indicare un termine, o la forma nella quale l’accettazione deve pervenire.
Se la proposta non contiene un termine, si procederà secondo gli usi.
Può tuttavia l’bloato procedere con una controproposta, formulando una dichiarazione difforme.
Sia proposta che accettazione sono revocabili.
L’accettazione può essere revocata, ma la revoca deve pervenire prima dell’accettazione stessa. (Dunque se ho inviato l’accettazione via posta, manderò la revoca via fax, in modo che arrivi prima dell’accettazione al proponente.)
La proposta può essere irrevocabile per un certo periodo di tempo.
Proposta irrevocabilie: irrevocabilità della proposta come impegno assunto unilateralmente.
Opzione: irrevocabilità della proposta è frutto di un accordo delle parti, in cui una delle due parti si impegna a perfezionare il contratto entro il termine stabilito (se non stabilito, verrà stabilito dal giudice).
L’opzione non va confusa col contratto preliminare poichè nell’opzione il beneficiario ha il diritto di poter scegliere se perfezionare o meno il contratto.
Uno schema semplificato di proposta e accettazione è previsto all’articolo 1333 del codice civile riguardo il contratto con obbligazioni a carico del solo proponente.
in questo caso, il contratto si considera concluso nel momento in cui la proposta arrivi a conoscienza dell’oblato, è possibile anche che l’oblato rifiuti, ma la revoca deve arrivare nel termine fissato dalla proposta o secondo gli usi.
L’offerta al pubblico è una pratica molto comune da non confondere con la promessa al pubblico.
Un esempio di offerta al pubblico è il prezzo esposto in vetrina, prezzo rivolto a dei destinatari indeterminati.
L’offerta al pubblico è revocabile nello stesso sistema con cui è stata messa a conoscienza, non è dunque necessario (anzi è meglio dire che sarebbe impossibile) l’accertarsi che l’altra parte ne sia venuta a conoscienza della revoca.
Una particolare conclusione dei contratti è il contratto reale, che non si conclude col semplice consenso, ma si conclude con la consegna della cosa.
Nel nostro ordinamento, secondo l’articolo 1376, la regola base di un contratto è che esso si concluda col consenso, per merito dell’efficacia traslativa del consenso (principio consensualistico o contratto con effetti reali)

Il contratto non può sempre essere concluso per mezzo di trattative individuali, anzi diventa troppo complicato quando si tratta di contratti di massa, ossia di contratti che un’impresa conclude con un numero elevato di persone.
In questi casi l’impresa non può trattare ogni singolo rapporto, quindi queste imprese si forniscono di appositi moduli o formulari nelle quali inseriscono clausuole uniformi o standard.
Questo tipo di contratto è disciplinato all’articolo 1341 del codice civile – condizioni generali di contratto.
queste condizioni generali di contratto o contratti standardizzati, per avvantaggiare la dinamica contrattuale, uccidono la trattativa.
E’ necessario dunque che vi siano delle cautele a favore di chi dovrà firmare che lo tutelino in quanto parte svantaggiata:
a) Le clausule aggiunte prevalgono sulle clausole interne nel contratto se sono contrastanti, nel caso di contrato con moduli o formulari.
b) le condizioni generali di contratto sono efficaci solo se l’altra parte, utilizzando l’ordinaria diligenza del buon padre di famiglia, ne fosse messo in possibilità di venirne a conoscienza.
c) le clausole nel dubbio, si interpretano sempre a favore dell’altro.
d) le clausole seguenti non hanno effetto se non esplicitamente approvate per iscritto:
– limitazioni della responsabilità
– facoltà di recedere
– tacita proroga del contratto
– clausole compromissorie
Queste clausole vengono definite VESSATORIE, e dunque devono essere firmate con una sottoscrizione autonoma.

La disciplina dei contratti del consumatore (artt. 1469 bis – 1469 sexies) mira a tutelare i consumatori, cioè coloro che agiscono al di fuori delle loro attività imprenditoriali dal professionista, cioè colui che opera all’interno delle proprie attività imprenditoriali.
Dunque si mira a tutelare lo status di consumatore, e costituisce un punto di approdo alla normativa a tutela della figura del consumatore.
La tutela predisposta dagli articoli 1469 bis abbandona l’approccio esclusivamente formale che era proprio dell’articolo 1341 e si incentra su un controllo sostanziale.
Le regole principali del contratto del consumatore sono:
a) artt. 1469 bis. e ss si applicano solo ai contratti conclusi tra consumatore e professionista.
b) in tali contratti si considerano vessatorie tutte le cluasole che determinano un relativo squilibrio a carico del consumatore.
c) non si possono considerare vessatorie le clausole le clausole che attengono alla detreminazione dell’oggetto del contratto, purchè siano determinati inmaniera chiara. Non sono clausole vessatorie neppure le clausole che riproducono disposizioni di leggi.
d) sono sempre considerate vessatorie le clausole inserite in una blacklist.
e) sono sempre da considerarsi vessatorie le clausole contenute all’articolo 1469 sixies almeno che il legislatore non dimostri che esse sono il frutto di una trattativa individuale.
f) le clausole vessatorie si considerano inefficaci (così dice il legislatore, anche se la dottrina parla di nullità), ma il contratto resta efficace per il resto. L’inefficacia vale soltnato a vantaggio del consumatore e può essere rilevata dal giudice.
g) su uiniziativa di alcuni enti a tutela del consumatore, attraverso un’azione inibitoria collettiva, può essere richiesto al giudice di inibire ad un professionista l’utilizzo di detrminate clausole valutate come vessatorie.

Altre norme a tutela del consumatore sono la possibilità di recedere dal contratto a favore di decisioni negoziali prese al di fuori dei normali locali commerciali, poichè possono essere decisioni non meditate, entro un detrminato periodo di tempo.

Le trattative precedono la conclusione del contratto, durante le quali le parti si scambiano informazioni e punti di vista in ordine al futuro contratto.
Nelle fasi delle trattative vengono prese in considerazione due parti contrapposte: da un lato la reale volontà di voler concludere un contratto, dall’altra la possibilità di potere uscire dalle trattative in qualsiasi momento.
I due interessi si tengono in equilibrio attraverso la buona fede attraverso l’articolo 1337 (trattatvie e responsabilità precontrattuali) “le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, debbono comportarsi secondo buona fede”.
Una violazione della buona fede è colui che recede dalle trattative senza un motivo, in modo arbitrario.
In questo caso si andrà incontro ad una responsabilità precontrattuale o culpa in contrahendo.
Chi interrompe la trattativa senza un motivo valido, dovrà risarcire delle spese sostenute.
Dunque a differenza della responsabilità contrattuale, nella responsabilità precontrattuale si configura un inadempimento non della prestazione ma di un organo di protezione, venendo meno alla conclusione del contratto, si dovrà risarcire le spese e le perdite che siano strettamente dipendenti dalle trattative (danno emergente) e al vantaggio che la parte avrebbe potuto conseguire se avesse proceduto a diverse trattative (lucro cessante).

Durante le trattative si possono stipulare accordi in vario modo strumentali ala conclusione del contratto (accordi preparatori).
Può accadere infatti che le parti vogliano cristallizzare i punti sui quali vi è un intesa in modo tale che non vengano rimessi in discussione.
Si parla al riguardo di minuta o puntuazione.
Colui che abbandona le trattative senza un giustificato motivo o che richieda di rimettere in discuissione i punti cristallizzati incorrerà in responsabilità precontrattuale.
Rientrano nella categoria degli accordi preparatori l’opzione e la lettera di intenti.
Nell’opzione una parte rimane vincolata, pervio accordo tra le parti, dalla possibilità di recedere dalle trattative.
Nella lettar di intenti invece una parte manifesta la propria disponibilità ad avviare delle trattative in vista della ftura conclusione del contratto. se la parte rifiuta senza ragione tale possibilità andrà incontro a responsabilità precontrattuale.
Un cenno merita a il patto di prelazione nella quale una parte si obbliga a PREFERIRLA nel caso di un eventuale futuro contratto.
Dunque la differenza col contratto preliminare risiede proprio nell’eventualità di un futuro contratto e non nella sua certezza prossima stipulazione. L’inadempimento dell’obbligo di prelazione da luogo a responsabilità contrattuale, mentre il contratto concluso con i terzi rimarrà valido poichè la prelazione non può essere fatta ricadere su terzi.
La prelazione può essere:
Volontaria: se concessa con un accordo tra privati.
Legale: se accordata da una legge quando ricorrono determinati requisiti
La prelazione non è opponibile ai terzi, tranne che se la prelazione è legale.
In quel caso il titolare del diritto di prelazione può riscattare il bene del terzo acquirente.

Si dice preliminare il contratto con le quali le parti si obbligano a stipulare, in un secondo momento, un contratto che in opposizione del preliminare prenderà il nome di definitivo.
Nel contratto preliminare è già determinato il contenuto essenziale del contratto che verrà successivamente stipulato.
Non bisogna confondere il contratto preliminare con gli accordi preparatori, in quanto la violazione del contratto preliminare rientra nella responsabilità contrattuale.
Il contratto preliminare può essere bilaterale o unilaterale a seconda se impegna entrambe le parti od una sola delle parti.
Non bisogna confondere però il contratto preliminare unilaterale con l’opzione, poichè l’opzione rientra negli accordi preparatori, il contratto preliminare è un vero e proprio contratto nel quale una sua violazione rientra negli obblighi contrattuali.
Anzi, è una forma particolare di obblighi contrattuali, poichè sarebbe scorretto dire responsabilità precontrattuale e anche responsabilità contrattuale.
Poichè chi recede, la parte danneggiata ha diritto al risarcimento dei danni, ma può ottenere dal giudice che il contratto che doveva essere posto in essere venga posto attraverso una sentenza costitutiva.
La forma del contratto definitvo come prevista all’articolo 1351 del codice civile, deve essere la stessa del contratto definitivo, si dice che è forma ad substantiam.
Dunque se il contratto definitivo deve essere fatto per iscritto, anche il contratto preliminare deve essere fatto per iscritto.
E’ prevista anche la trascrizione del contratto preliminare, ma solo per quei contratti che trasferiscono o modificano la proprietà di diritti reali su beni immobili.

L’interpretazione del contratto è il procedimento giuridico attraverso il quale si ricostruisce il significato della regola introdotta dall’autonomia privata.
Il codice civile detta una serie di criteri per l’interpretazione contrattuale negli artt. 1362-1371 che si è soliti distinguere in criteri di interpretazione oggettiva e criteri di interpretazione soggettiva.
Attraverso l’interpretazione soggettiva il giudice dovrà ricostruire la reale volontà delle parti. Per far ciò è necessario per il giudice valutare il comportamente anteriore e posteriore delle parti alla stipula del contratto stesso.
Le clausole del contratto devono essere, attraverso il sistema di interpretazione complessiva, interpretate le une per mezzo delle altre all’interno del contesto del contratto in cui si trovano.
Per l’interpretazione soggettiva il primo dei criteri è il principio di conservazione del negozio giuridico. Questo vuol dire che tra due possibili interpretazioni di un contratto, si preferirà quella che preservi la validità del contratto o della singola clausola.
Le clausole ambigue si interpretano secondo gli usi in cui il contratto è stato concluso.
In caso di espressioni plurivoche, si devono intendere nel senso meglio conveniente alla natura e all’oggetto del contratto.

Il contenuto del contratto è l’insieme delle regole poste in essere nel contratto a disciplinare i propri interessi.
Tradizionalmente si suole distinguere in elementi essenziali del contratto (previsti dall’art. 1325: accordo, oggetto, causa, forma quando prevista a pena di nullità) la cui assenza determina la nullità dell’atto.
Elementi naturali quali sono le norme dispositive e suppletive, ed gli elementi accidentali quali sono la condizione, il termine e l’onere.

Bisogna in primis distinguere il contenuto del contratto dall’oggetto.
Il contenuto del contratto è l’insieme delle regole poste in essere a tutela degli interessi perseguiti, l’oggetto del contratto è il bene della vita che le parti intendono conseguire.
Secondo l’articolo 1346 l’oggetto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile.
L’impossibilità dell’oggetto può essere in senso naturalistico o giuridico.
Naturalistico quando la scienza odierna non permette il raggiungimento di quell’obiettivo. (esempio lo sfruttmanento di una miniera d’oro su Giove).
Impossibilità giuridica se è la legge che esculude la trattazione di questo oggetto (esempio la vendita di beni demaniali).
Il contratto sarà nullo anche per la sua illecità, quando sia contrario alla legge, all’ordine pubblico, al buon costume.
Infine l’ggetto deve essere determinato o determinabile.
L’oggetto sarà determinato quando il bene della vita viene individuato direttamente dal contratto, invece sarà determinabile quando il contratto dettà dei criteri per individuare l’oggetto.
Le parti possono anche rimettersi per la determinazione del bene della vita ad un terzo.
la valutazione del terzo può essere:
equo apprezzamento del terzo, in questo caso è impugnabile se manifestamene iniqua od erronea, e la detrminazione sarà devoluta al giudice.
mero aribitrio del terzo, l’impugnazione può avvenire solo si provi la mala fede del terzo.

Alla determinazione del contratto possono concorrere anche fonti eternonome o elementi naturali, cioè che non sono riconducibili alla volontà tra i privati.
L’articolo 1374 recita “il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e le equità“.
Dunque è la legge, gli usi o l’equità che integrano l’autonomia dei privati.
A seconda se questa integrazione sia realmente a integrare o a modificare l’autonomia privata distinguiamo in norme suppletive e norme imperative.
Le norme suppletive colmano evetuali lacune che le parti non hanno concordato nel contratto. La funzione delle norme suppletive è per consentire il possibile svolgimento del contratto.
Le norme imperative si sovrappongono alle decisioni dei privati, rendendo nulle le disposizioni private e facendo valere le disposizioni di legge. E’ il caso di alcune norme imperative che possono prevedere un prezzo fissato dallo Stato per dei determinati beni, qualsiasiasi decisione privata è nulla.
In mancanza di leggi, le lacune contrattuali vengono colmate dagli usi.
– Esistono usi normativi, cioè espressamente richiamati dalla legge.
– E usi negoziali (o clausole d’uso) cioè usi del luogo in cui il contrato è stato concluso, quindi del contesto del contratto e degli usi tra quei particolari contraenti.
Infine vi è l’equità, che è una funzione integrativa e non correttiva, nel caso di lacune nel contratto, il giudice può stabilre una nuova clausola che crei equità nell’equilibrio nel rapporto di autonomia privata.

Secondo l’impostazione tradizionale, esistono degli elementi accidentali del contratto, che le parti sono libere di apporre o meno.
Ma se apposte incidono sull’efficacia del contratto.
Esse sono condizione, termine e onere (o modo).
Condizione, attraverso la previsione di una condizione la parti subordano l’efficacia del contratto
E’ essenziale che l’avvenimento al quale la condizione sia legata sia futuro e incerto (art. 1353) oltre ad essere possibile e lecito.
E’ proprio l’ncertezza della condizione che la differenzia dal termine che si riferisce ad un evento futuro e certo.
La condzione può essere sospensiva o risolutiva.
sospensiva è quando sospende l’efficacia del contratto sino al verificarsi dell’evento.
risolutiva, al verificarsi dell’evento gli effetti del contratto verranno meno
In caso di impossibilità dell’evento si dovrà ritenere nullo il contratto se l’evento è legato ad una condizione sospensiva, mentre nel caso di una condizione risolutiva, si considerà la condizione come non apposta.
Invece l’illecità della condizione pone la nullità dell’intero sia che la condizione sia risolutiva che sospensiva.
La condizione può essere dovuta a diversi fattori, e distinguiamo tre tipi: casuale, potestativa e mista.
Si considera casuale la condizione legata all’evento del tutto casusle, non riconducibile al controllo delle parti. E’ potestativa se la condizione si verifica, invece, per volontà di una delle due parti. Si considera mista la condizione che dipende sia dal caso che da una delle parti.
Secondo l’articolo 1356, le parti possono compiere atti a tutela del diritto, durante la pendenza della condizione sospensiva, qualora si tema che l’altra parte possa sottrarlo. E’ il giudice che stabilisce il sequestro giudiziario durante la condizione.
E’ importante segnalare che la condizione ha effetto retroattivo, dunque nel caso di condizione sospensiva il contratto, all’avvelarsi della condizione, si conseidererà valido dal momento della stipula, mentre in caso di condizione risolutiva, il contratto si considerà inefficace sin dalla sua stipula. E’ una regola comunque derogabile dalle parti.
Può succedere che la condizione dipenda da una legge dello stato, poichè magari si aspetta lo sblocco di un appalto tramite una legge, tale condizione è detta condizione legale o condicio iuris.
Esiste anche la presupposizione allorquando le parti, che pur non facendone espressamente menzione nel contratto, hanno considerato pacifica e determinante per la conclusione dell’affare una determinata situazione di fatto attuale o futura (esempio classico è quello di pagare una somma di denaro per potere avere accesso in una data giornata ad un balcone, senza che si dica espressamente e nel contratto che il contratto viene stipulato per assistere al passaggio. Se questo “presupposto” viene dedotto formalemnte nel contratto, l’accordo ne risulta condizionato e se la condizione non si verifa il contratto sarà inefficace. La presuppozione è dunque una condizione inespressa. Lo strumento con il quale definire l’ambito di rilevanza della presupposizione è la buona fede.
Il termine invece si riferisce ad un evento futuro e certo.
Il termine può essere iniziale o finale a secondo se al suo manifestarsi gli effetti si producano o vengano meno.
Il modo o onere (da modus=limitazione o onere=peso) è una clausola accessoria che si appone ad una liberalità (istituzione di un erede, di un legato, donazione) allo scopo di limitarla. Può consistere in un:
dare (ti istituisco erede con l’obbligo di dare 100 euro al mese ai poveri)
fare (ti lascio un terreno con l’obbligo di costruire un ospedale nel paese)
non fare (ti lascio un terreno con l’obbligo di non costruirci)
Il modo, dunque, riduce gli effetti patrimonaiali ma non ne costituisce un corrispettivo.

La causa del contratto può essere definita come la funzione che il contratto è chiamato ad espletare.
La si trova tra gli elementi essenziali del contratto poichè per il nostro sistema giuridico ogni spostamento di patrimonio deve avere una causa, altrimenti chi ha pagato, può chiedere la ripetizione (la restituzione) di quanto versato.
E’ consentita l’astrazione processuale della causa, nel quale vi si presuppone che il contratto sia causale.
All’astrazione processuale si contrappone l’astrazione sostanziale, che comprende tutti quei negozi giuridici che non hanno contenuto patrimoniale, per i quali non è necessario la presenza della causa (esempio il marimonio).
Nei contratti la mancanza della causa determina la nullità dell’atto, nullità che varrà anche per i tezi subacquirenti.
La causa del contratto è la funzione economico-individuale del contratto.
Non bisogna confondere la causa con i motivi, che è lo scopo individuale che spinge un soggetto a porre in essere un negozio giuridico.
I motivi individuali restano estranei al contenuto del negozio e sono quindi giuridicamente irrilevanti.
L’errore sui motivi non è mai essenziale, dunque non rende annullabile il contratto.
Ma può accadere che i motivi siano rilevanti giuridicamente, es: acquisto il terreno per potervi edificare un determinato tipo di edificio, e quindi il contratto diventerà efficace solo se il comune competente rilascerà una concessione conforme a quanto me necessaria. Inq uesto caso ci viene incontro l’elemento accidentale della “presupposizione” che rende un “motivo” unilaterale noto alla controparte andava considerato come presupposto alla negoziazione.

La causa può essere illecita. Secondo l’articolo 1343 “la causa è illecita quando è contraria anorme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume”.
L’ordine pubblico rapperesenta la sitesi della Costituzione, dei trattati comunitari e dai codici che attengono a profili ordinati della vita politica o economica della collettività.
Il buon costume, si rivolge ad un complesso di principi etici della sfera morale sessuale o anche alla sfera dell’etica civile.
L’illecità dei motivi, comporta anche all’illecità della causa stessa, dando luogo alla nullità del contratto.
Il contratto in frode alla legge è quello che viene piegato dai contraenti al fine di eludere una norma imperativa.
In altre parole il contrato con una norma imperativa qui non è diretto, ma è il frutto di un raggiramento della norma imperativa che si può realizzare attraverso il collegamento o la combinazione di più contratti (esempio di contratto in frode alla legge è l’acquisto di una pistola, la legge proibisce il possesso di un arma se non si è muniti di porto d’armi, ma permette l’acquisto dei vari pezzi dell’arma che possono essere successivamente assemblati. Se il fine del contratto è dunque la compravendita di un’arma pur se smontata, il contratto tende ad agirare delle norme imperative e sarà nullo).
Il contrattto in frode alla legge, proprio perchè realizzato sotto un profilo di illecità della causa sarà nullo.

L’interesse concretamente perseguito tra le parti può portare ad una combinazione di più schemi contrattuali tipici. In tal modo si crea un contratto atipico da riconducibile a frammenti di tipicità.
Il problema che sorge davanti a questa tipologia di contratti atipici è la normativa da apllicare ad essi.
Si procede per due strade: l’assorbimento e la combinazione.
Nella tecnica dell’assorbimento si applica la disciplina del contratto tipico che prevale nel contratto atipico.
Nella tecnica della combinazione si applicano le varie discipline dei vari frammenti contrattuali.
Può succedere anche che siano più contratti ad essere legati insieme in modo da raggiungere il medesimo risultato. E’ il caso del collegamento negoziale nel quale tutti i contratti sono collegato da un nesso di interdipendenza funzionale.
Il problema sorge nell’invalidità di uno dei contratti collegati, infatti se uno dei contratti è invalido, e tale contratto determina in mancato raggiungimento del fine, anche gli atri contratti saranno invalidi.

Talvolta, la stipulazione di un contratto pone in essere uno stato di cose soltanto fittizio, dietro il quale si cela un unteresse diverso da quello che appare all’ersterno o, addirittura, un assetto di interessi per null ainnovativo alla preesistente realtà giuridica.
Si considera simulato un contratto quando parti documentano la stipulazione al fine di poterlo invocare di fronte a terzi, ma sono tra loro d’accordo che gli effetti previsti nel contratto non si devono verificare.
Ciò che caratterizza la simulazione è l’accordo simulatorio, ossia l’intesa che il contratto ufficiale è meramente fittizio.
Solitamente l’accordo interno tra le parti viene documentato con una controdichiarazione scritta.
La simulazione può essere posta in essere per varie ragioni, di solito illecite (specie nei confronti del fisco).
La simulazione si dice assoluta se le parti con i loro accordi interni si limitano ad escludere la rilevanza del contratto apparentemente stipulato. Con la simulazione assoluta, dunque, non si intende modificare la preesistente realtà giuridica.
La simulazione è relativa quando le parti concordino che nei loro rapporti interni assuma rilevanza un diverso contratto, che prende il nome di dissimulato, celato dal contratto simulato. Le parti dunque intendo modificare la realtà giuridica, ma non come previsto nel contratto simulato ma per come è previsto nel contratto dissimulato.
La simulazione relativa può essere oggettiva o soggettiva
oggettiva quando ricade sull’oggetto del contratto
soggettiva quando ricade sui soggetti del contratto. La figura più importante nella simulazione relativa soggettiva è la cosidetta interposizione fittizia fittizia di persona che ricorre quando tra Tizio e Caio viene stipulato un contratto simulato, ma entrambi sono d’accordo che su Sempronio si verificheranno gli effetti dell’atto.
Per gli effetti che il contratto simulato ha tra le parti bisogna distinguere tra simulazione assoluta e simulazione relativa.
Se la simulazione è assoluta, poichè le parti sono perfettamente a conoscenza del contrasto che vi è tra quanto formalizzato nel contratto e quanto realmente voluto, si giunge a conclusione che il contratto simulato non produce effetti (se Tizio ha finto di vedere a Caio, e Caio si vuole vendere l’immobile ricevuto, Tizio lo fermerà facendo invalidare il contratto simulato).
Nella simulazione relativa secondo quanto stabilisce l’art. 1414 del codice civile “se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra di esse il contratto dissimulato”.
Dunque ha effetto il contratto dissimulato tra le parti, almeno che il contratto dissimulato risponda dei requisiti di forma e di sostanza.
Per quanto riguarda la simulazione ed i terzi l’articolo 1415 comma 1 dispone che “la simulazione non può essere opposta nè dagli aventi causa, nè dai creditori del simulato alienante, ai terzi che in BUONA FEDE hanno acquistato il diritto dal titolare apparente”. Spetta a chi vuole opporre la simulazione provare la malafede del terzo.
Per quanto riguarda i creditori, si consideri l’ipotesi tipica del conflitto tra creditori del simulato alienante (che hanno interesse a far valere la natura apparente dell’atto) ed i creditori del simulato acquirente (che avranno l’iteresse opposto, cioè di far valere il contratto dissimulato). Tale conflitto viene risolto all’artticolo 1416 comma 2, il quale fa prevalere i creditori del simulato acquirente, rispetto ai creditori chirografari (cioè non muniti di garanzia reale) quando il credito del simulato alienate sia anteriore all’atto simulato.
E ciò poichè si crede che i creditori abbiano concesso il prestito sulla base del possesso di tale diritto del simulato alienante (in pratica per la garanzia del diritto di proprietà ad esempio).
Il negozio simulato va tenuto distinto da altre situazioni negoziali apparantemente simili.
La differenza tra simulatori e frode alla legge o ai creditori: mentre nel contratto simulato gli effetti contrattuali NON sono voluti dalle parti, begli atti di frode (alla legge o ai creditori) gli effetti contrattuali sono voluti, sia pure con l’intento di frode.
L’interposizione fittizia non deve essere confusa con l’intestazione di un bene a nome d’altri. Questa figura ricorre ogni volta che un bene viene intestato ad un altro soggetto, sebbene i mezzi per il suo acquisto siano stati forniti da un soggetto diverso (è il caso della donazione indiretta, del negozio fiduciario, mandato senza rappresentanza).

Di negozio fiduciario si parla quando un soggetto detto fiduciante, trasferisce (senza corrispettivo) o fa trasferire da un terzo (pagando lui il corrispettivo prezzo) ad un fiduciario la titolarità di un bene ma con il patto (pactum fiduciae) che l’intestatario utilizzerà e disporrà del bene esclusivamente in conformità alle istruzioni che il fiduciante gli ha già impartito o gli impartirà successivamente.
Quindi le parti trasferiscono realmente il diritto nelle mani del fiduciario, ma che non usi il diritto secondo i suoi interessi ma secondo gli interessi del fiduciante.
Il negozio fiduciario è dal punto di vista strutturale la combinazione di due negozi: un contratto con effetti reali, che comporta il trasferimento della proprietà dei beni dal fiduciante, al fiduciario; ed un contratto con effetti obbligatori (pactum fiduciae) che ha per contenuto l’obbligo a carico del fiduciario di utilizzare i beni fiduciati in conformità agli scopi pattuiti.
Ovviamente sorge il problema se il fiduciario ha, di fronte ai terzi, il diritto di proprietà, o solo una leggittimazione all’utilizzo. Se i beni sono mobili il fiduciario non è il proprietario, a lui è solo una mera leggittimazione, ma se i beni sono immobili, si considereranno di proprietà del beneficiario (e dunque i creditori potranno avvalersene).
Il negozio fiduciario rappresenta un classico esempio di negozio indiretto (cioè quando un determinato effetto giuridico non viene realizzato direttamente ma viene conseguito mediante una via traversa, ponendo in essere atti diretti che con le loro combinazioni realizzano egualmente il risultato perseguito o un risultato simile).

Le più importanti classificazioni di contratti sono:
a) contratti tipici (o nominati) e contratti atipici (o innominati) – i contratti tipici sono espressamente previsti dal codice, mentre i contratti atipico o innominati sono tipologie di contratti non previsti dal codice ma frutto dell’accordo dell’autonomia privata. I contratti atipici sono previsti sempre se rispettano le norme imperative del nostro ordinamento giuridico.
b) contratti con due parti o con più di due parti (contratti plurilaterali) – Nei contratti plurilaterali se il vizio coinvolge una delle parti, non colpisce interamente il contratto almeno chè la partecipazione della parte colpita da vizio non sia da considerarsi essenziale, restando così travolto l’intero contratto.
c) contratti a prestazioni corrispettive (o sinallagmatici) e contratti a obbligazione a solo carico del proponente – I contratti a prestazioni corrispettive o sinallamatici costituiscono la categoria di contratti più importante, sono contratti in cui le attribuzioni patrimoniali sonoa carico rispettivamente di cisascuna delle parti e sono legate dal cosidetto nesso di reciprocità o sinallagma. Il nesso di sinallamaticità fa sì che se è invalida la prestazione di una delle due parti, conseguentemente è invalida anche la prestazione dell’altra parte non colpita da invalidità.
Se l’invalidità della prestazione è ORIGINARIA allora siamo in presenza di una sinallagmaticità genetica.
Se l’invalidità della prestazione è dovuta a impossibilità sopravvenuta, siamo in presenza di una sinallagmaticità funzionale, e dunque la prestazione che rimane possibile (la controprestazione) non sarà più dovuta.
nei contratti a obbligazione a solo carico del proponente sono invece contratti imperfetti, poichè a carico di una sola delle parti (esempi sono il deposito gratuito, la fideiussione, il comodato)
d) i contratti a titolo oneroso e a titolo gratuito (art. 1371) – un contratto è a titolo oneroso quando un soggetto, per acquistare qualsiasi tipo di diritto, beneficio o vantaggio, accetta un correlativo sacrificio, e tra vantaggio e sacrificio esiste un nesso di causalità.
Un contratto è a titolo gratuito quando un soggetto acquisisce un vantaggio senza un correlativo sacrificio.
Bisogna distinguere contrattia titolo gratuito e atti di liberalità, gli atti di liberalità sono atti a titolo gratuito mentre non tutti gli atti a titolo gratuito sono atti di liberalità, possono essere sorretti da un interesse ulteriore rispetto a quello di arricchire la ocntroparte.
e) contratti di scambio e contratti associativi – nei primi la prestazione di ciascuna parte è a vantaggio dell’altra, mentre nei contratti associativi la prestazione di ciascuno è diretta al conseguimento di uno scopo comune.
f) contratti commutativi e contratti aliatori – i contratti commutativi sono quei contratti di cui i rischi sono certi, mentre nei contratti aliatori i rischi sono incerti, non vi è possibilità di calcolare vantaggi e svantaggi.
g) contratti ad esecuzione istantanea e contratti di duratura – nei contratti ad esecuzione istantanea la prestazione delle parti è concentrata in un dato momento.
Nei contratti di duratura la prestazione o continua nel tempo o si ripete preiodicamente (esempi sono la locazione, il contratto di lavoro subordinato).

Tutti i contratti necessitano di una forma che li esteriorizzi. Ma la forma può essere, a pena di nullita, un requisito del contratto.
esistono quattro tipi di forme: forma ad substantiam, forma per relationem, forma convenzionale, forma per la prova (o forma ad probationem)
FORMA AD SUBSTANTIAM
– Quando la forma è richiesta ad substantiam, essa costituisce un elemento essenziale del contratto (art. 1350) che se fatto in forma diversa da quella scritta, sarà nulla. se una compravendita di un immobile è avvenuto verbalmente, il contratto sarà invalido e non produrrà nessun effetto.
In linea di principio il legislatore non consente che l’esistenza dell’atto scritto sia provato da testimoni. Il legislatore impone la custodia dell’atto scritto, in modo, se occorre, di poterlo esibire davanti al giudice. in mancanza di esibizione dell’atto scritto, si considera come mai posto in essere.
FORMA PER RELATIONEM – Se vi è un nesso di strumentalità tra due contratti, è il primo è prodromico alla conclusione dell’altro e ne condizioni l’efficacia, la forma del primo si determina in base alla forma richiesta per il secondo. Caso tipico è il contratto preliminare che deve avere la stessa forma del contratto definitivo.
FORMA CONVENZIONALE – Può accadere che le parti, anche se non richiesto dalla legge,m per gli usi del luogo o per usi tra le parti decidano di adottare la forma scritta (forma convenzionale). Questo assicura al rapporto un maggior grado di certezza.
FORMA PER LA PROVA (AD PROBATIEM) – Può accadere che per determinati atti non sia richiesta la forma scritta, ma sia richiesta la forma scritta per la prova dell’atto. Conseguenza dell’inosservanza della forma è il divieto della prova tetsimoniale. Tale divieto della prova testimoniale nasce dall’esigenza di far si che le parti adottino la forma scritta in maniera che l’atto sia consacrato.

Nel nostro ordinamento, recentemente, è stata recepita la nozione di documento informatico. Esso è “la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti“.
La paternità dell’atto informatico viene attribuito tramite la “firma digitale“, intesa come il procedimento informatico di chiave pubblica e privata che consente al sottoscrittore di rendere manifesta e verificare la provenienza e l’integrità del documento informatico.
Il documento informatico sottoscritto con firma digitale ha efficacia di struttura privata.

Gli effetti che i contratti possono produrre sono di due specie: effetti Reali e effetti Obbligatori.
Il contratto ad effetti reali consistono nel trasferimento di una proprietà o di una detrminata cosa, nella costituzione o nel trasferimento di un diritto reale o anche nel trasferimento di un altro diritto.
Per questi tipi di contratti vale la regola della immediata efficacia traslativa del consenso manifestato.. E’ dunque sufficiente il CONSENSO a produrre l’effetto reale (e non la consegna della cosa). Questa regola è detta principio consensualistico.
In vrtù del principio consensualistico, ad esempio nella compravendita, la proprietà della cosa si trasferisce dal venditore al compratore sulla base del solo consenso leggittimamente manifestato tra le parti. la consegna della cosa resta dunque irrilevante ai fini del perfezionamento traslativo. La compravendita non dunque un contratto reale ma un contratto ad effetti reali.
Il contratto ad effetti obbligatori fa sorgere, invece, un rapporto obbligatorio.

Secondo l’articolo 1372 il contratto potrà sciogliersi soltanto quando le parti manifestino concordamente la loro volontà in tal senso (mutuo consenso o mutuo dissenso o recesso convenzionale) o anche per le altre cause stabilte dalla legge. In particolare la legge o il contratto possono attribuire ad una o ad entrambe le parti il diritto di recesso, che in alcuni casi può prendere il nome di revoca (del mandato da parte del mandante) o di rinunzia (al mandato da parte del mandatario).
Il diritto di recesso, in linea generale può essere esercitato fino al momento in cui il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Tale regola, ovviamente, non vale per i contratti ad esecuzione continuata o periodica, anche se il recesso non pregiudicherà le prestazioni già eseguite.
E’ attraverso il recesso che il datore di lavoro licenzia per un grave inadempimento sul lavoro (recesso per giusta causa del rapporto di lavoro).
Il recesso è un recente strumento a tutela del consumatore, quale rimedio contro decisioni che, nel modo in cui sono state assunte, rischiano di essere poco ponderate. E’ il caso di acquisto al di fuori dei locali commerciali (contratti conclusi via telematica, televendite).
in ogni caso il recesso deve essere applicato secondo buona fede, dunque senza cercare di raggiungere uno scopo vantaggio ingiustiicato.
Può accadere che il recesso sia controbilanciato da un corrispettivo, in genere una somma di denaro, che viene consegnata o al momento della stipula del contratto (caparra penitenziale art. 1386) o nel momento in cui il diritto di recesso viene esercitato (multa penitenziale).

Il contratto produce effetti solo tra le parti. Il principio della intangibilità della sfera giuridca dei terzi è assoluto per quanto attiene a possibili effetti svantaggiosi derivanti dal contratto. Nel caso di promessa del fatto del terzo, (cioè che una parte abbia promesso all’atra che un terzo stipulerà un contratto con essa) i terzi non hanno alcun tipo di obbligo. Mentre colui che ha promesso (il promittente) il fatto del terzo sarà tenuto al risarcimento del danno.
Il principio di intalligibilitò della sfera giuridica dei terzi trova eccezione là dove scaturiscano per i terzi effetti positivi.
Questo di regola si concretizza con la stipulazione del contratto a favore di terzi che è uno schema contrattuale idoneo a consentire la produzione a beneficio del terzo di qualsivoglia effetto reale. Le parti del contratto a favore del terzo sono:
– Stipulante, colui che stipula il contratto obbligando il promittente ad impegnarsi col terzo.
– promittente, colui che dispone il diritto a favore del terzo.
– terzo, colui che beneficierà dei diritti scaturiti dall’accordo tra stipulante e promittente.
Un esempio di contratto a favore di terzo è l’assicurazione sulla vita, lo stipulante è colui che accende la polizza sulla vita, il promittente è l’agenzia di assicurazione e il terzo e colui che beneficierà del premio assicurativo.
Il contratto a favore di terzi si divide in due fasi:
Rapporto di provvista: il rapporto tra lo stipulante ed il promittente, in quanto il promittente ricava la “provvista” per eseguire la prestazione
Rapporto di valuta: il rapporto che intercorre tra il promittente ed il terzo.
Requisito fondamentale per la validità dell’atto è l’interesse dello stipulante all’attribuzione di un diritto in favore del terzo. Tale interesse è la giustificazione della causa di attribuzione.
L’acquisto del diritto da parte del terzo avviene per effetto della sola stipulazione in suo favore, non essendo necessaria una sua accettazione. L’adesione del terzo invece serve per inibire lo stipulante dal diritto di recedere dal contratto.
Il terzo può rifiutare la stipulazione in suo favore, in questo caso la prestazione rimarrà a beneficio dello stipulante.
il ptere di revoca subisce adattamenti nel caso in cui la prestazione debba eseguirsi dopo la morte dello stipulante, in questo caso lo stipulante può revocare il contratto in favore del terzo con una disposizione testamentaria, anche qualora il terzo abbia fatto pervenire la sua adesione.

Gli effetti del contratto si estendono anche alla cessione del contratto.
La cessione del contratto (art. 1406 s.) non incide sui singoli diritti o obbligazioni, ma trasferisce l’intera posizione contrattuale. L’ambito della cessione di un contratto è circoscritta ai soli contratti a prestazioni corrispettive non ancora eseguite.
La cessione del contratto è un contratto trilaterale nel quale si necessitano dell’accordo tra cedente, cessionario e ceduto.
Il rapporto tra cedente e cessionario serve per garantire la validità del contratto, e qualora abbia garantito la garanzia dell’adempimento del contratto risponderà per le obbligazione del contraente ceduto.
Nei rapporti tra ceduto e cedente, invece, il cedente è liberato dalle sue obbligazioni nel momento in cui la sostituzione diviene efficace nei confronti del ceduto.
Diversa dall’ipotesi di cessione del contratto è il subcontratto.
qui infatti viene stipulato un nuovo contratto che ha ad oggetto non il trasfermento di una situazione giuridica collegata ad un rapporto ancora in corso e scaturente dal un precedente contratto. (tizio conduttore di un appartamento con Caio,  attribuise a Sempronio il godimento del bene.

Di regola vi è coincidenza tra chi pone in essere l’atto (in senso formale) e chi viene investito dagli effetti scaturienti dall’atto (in senso sostanziale). Ma può accadere che tale conicidenza venga meno poichè la parte sostanziale non possa o non voglia stipulare direttamente l’atto.
In alcuni casi è possibile che tale impossibilità sia giuridica: è il caso degli incapaci di agire (rappresentanza legale).
Per ovviare a tali inconvenienti l’ordinamento appresta uno strumento grazie al quale è possibile effettuare una sostituzione della parte sostanziale nel compimento dell’atto.
Tale strumento è la rappresentanza (1387 – 1400) che può interessare tutti gli atti di autonomia privata ad eccezione degli atti personalissimi.
La rappresentanza può essere diretta o indiretta.
La rappresentanza diretta è caratterizzata dal fatto che l’effetto del contratto posto in essere da colui (rappresentante) che abbia agito in nome e per conto del rappresentato, si trasferiscano direttamente nella sfera giuridica del rappresentato.
Tale condizione si realizza se il rappresentante si è mantenuto nei limiti dei poteri conferitogli.
Il rappresentante spenderà, dunque, il nome del rappresentato (conteplatio domini), il rappresentate è dunque un alter-ego del rappresetato.
L’immediata produzione degli effetti del contratto concluso dal rappresentante nella sfera giuridica del rappresentato spiega perchè, nel casio di rappresentanza volontaria, oper la validità del contratto si richiede la capcità legale del rappresentato, mentre è sufficiente la capacità d’intendere e di volere del rappresentante.
Si contrappone alla rappresentanza diretta la rappresentanza indiretta (o interposizione gestoria o ancora interposizione reale). In questo caso chi fa la dichiarazione acquista i diritti e diventa correlativamente soggetto degli obblighi nascenti dal negozio giuridico ed occorrerà un altro negozio giuridico per trasmettere gli effetti nel patrimonio della persona per cui l’atto è stato compiuto. La rappresentanza indiretta ha dunque lo svantaggio di richiedere due negozi giuridici.
La rappresentanza indiretta si denomina anche interposizione reale per distinguerla dall’interposizione fittizia.
Il compimento dell’ulteriore negozio, che serve per trasferire diritti ed obblighi a colui nel cui interesse la persona che ha fatto la dichiarazione ha agito, costituisce un’obbligazione per il rappresentante indiretto.

Non in tutti i negozi è ammessa la rappresentanza: essa, di regola, è esclusa nei negozi che, per loro natura, si vogliono riservare esclusivamente alla persona interessata e in quelli di diritto familiare.
nel cosidetto matrimonio per procura non ricorre la figura del rappresentante, ma quella del nuncio. Infatti il cosidetto procuratore si limita a trasferire il fatale si.

La fonte della rappresentanza può essere sia la legge che l’autonomia privata.
Se la fonte è la legge siamo in presenza di rappresentanza legale.
Se la fonte è l’autonomia privata, nel quale un soggetto conferisce ad un altro il potere di rappresentanza, siamo in presenza di rappresentanza volontaria.

Il negozio con il quale una persona conferisce ad altra il potere di rappresentanza si chiama procura (e quindi il rappresentante volontario si chiama procuratore).
La procura è un atto unilaterale recettizio, per il quale non necessita l’accettazione del procuratore, che riguarda il lato esterno del rapporto, infatti la procura serve a rendere nota la rappresentanza nei confronti dei terzi, con il quale il rappresentante dovrà venire in contatto, autorizzato a trattare nel nome del rappresentante.
Il legame invece tra rappresentante e rappresentato che può essere di varia natura (a titolo di amicizia, a titolo gratuito, per vincolo di dipendenza lavorativa).
La procura può essere espressa o tacita.
Si ha una procura tacita quando questa è palese per comportamenti autoconcludenti (è l’esempio della commessa di un negozio).
La forma della procura è richiesta ad substantiam solo in determinati casi in cui la solennità dell’atto è necessaria, per cui sia lo stesso atto a pretendere la procura scritta, ad esempio l’acquisto di beni immobiliari.
Il contratto concluso da procuratore in errore è annullabile, almeno che l’errore non risiedesse nella procura stessa.

Se il rappresentante è portatore di interessi propri o di terzi in contrasto con quelli del rappresentato si ha il conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato.
Può darsi che il rappresentante sia stato diligentissimo nel curare gli interessi del rappresentato, ma vi è il sospetto che anzichè curare gli interessi del rappresentato abbia curato i suoi interessi o gli interessi di terzi.
L’atto posto in essere dal rappresentante in conflitto di interessi è viziato, indifferentemente dal fatto che il rappresentato sia stato danneggiato.
Il contratto concluso dal rappresentante in conflitto di interessi è annullabile su richiesta del rappresentato.
Nella categoria del conflitto di interessi rientra il contratto concluso con se stessi.
Il contratto concluso con se stessi si ha, quando un unico soggetto svoge entrambe le parti (o perchè rappresenti entrambe le parti o perchè lui stesso sia l’altra parte).
Il contratto concluso con se stessi è di regola annullabile dal rapprsentato, resta comunque valido se il rappresentato ha autorizzato il rappresentante a trattare con se stesso (è il caso di un commesso che acquista nel negozio dove lavora).

Può anche verificarsi che un soggetto spenda il nome altrui nel concludere un negozio giuridico senza che ve ne abbia avuto una qualsiasi procura, o se commette atti al di fuori dei voncoli che la procura gli conferiva.
Questo pseudo-rappresentante prende il nome di Falsus procurator, e il negozio compiuto dal falso procuratore è inefficace, poichè non può ricadere nella sfera giuridca del rappresentato ma neanche nella sfera giuridica del rappresentante in quanto era chiaro che spendendo il nome del rappresentato, non intendeva chiudere il negozio giuridico per suo vantaggio o per se stesso.
E’ possibile per il rappresentato salvare, dunque rendere efficace, il negozio giuridico concluso dal falso procuratore, attraverso una ratifica. La ratifica è una procura successiva, cioè un negozio unilaterale con cui l’interessato fa valere l’atto concluso in suo nome.
La ratifica, così come la procura, può essere espressa o tacita, tranne che in dei particolari tipi di negozi giuridici nei quali, così come nella procura, la ratifica deve essere fatta in forma scritta (ad substantiam) ad esempio per l’acquisto di immobili.
La ratifica ha effetto retroattivo, ma la sua retroattività non può pregiudicare i diritti dei terzi (Se tizio ha venduto ad un falso procuratore di Caio e vedendosi rendere inefficace l’atto, ha venduto a Sempronio, Caio non può con una retifica rivalidare l’atto del falso procuratore e con l’effetto retroattivo della ratifica fare valere il contratto precedente a quello di Sempronio).
Secondo l’articolo 1389 il terzo con il quale il falso procuratore ha concluso l’atto, può chiedere il risarcimento dei danni al falso procuratore per l’atto inefficace, ma solo se in buona fede e se ha usato la norma dilegenza.
Il rimborso delle spese potrà avvenire solo in senso negativo. Non potrà chiedere tutto quello che avrebbe potuto ricavare dall’affare sfumato, ma solo un rimborso delle spese e il risarcimento per aver perso eventuali occasioni di stipulare l’accordo con altri.

La rappresentenza si distingue da altre figure in cui una persona presta il proprio ausilio all’attività giuridica altrui.
Nel contratto per persona da nominare, nel momento della conclusione del contratto, una parte può riservarsi la facoltà di nominare la persona nella cui sfera giuridica il negozio deve produrre effetti (art. 1401). Se segue entro tre giorni la dichiarazione di nomina (electio amici o dichiarazione di comando) accompagnata dalla dichiarazione di accettazione della persona indicata, si producono gli stessi effetti che si sarebbero verificati se fosse stata conferita la procura anteriormente. Se le parti prevedono diversamente il termine di tre giorni per la dichiarazione di nomina, può essere variato, purchè sia un termine fisso e determinato (anche se superando i tre giorni, è come se si stipulasse un nuovo contratto di alienazione con maggiori oneri fiscali).
Il contratto per persona da nominare si distingue dalla rappresentanza indiretta, in quanto non occorre un nuovo negozio perchè gli effetti si producano a favore dell’interessato.
Secondo alcuni il contratto per persona da nominare è una rappresentanza ad incertam personam, poichè il terzo dichiara di agire in nome altrui ma non rivela la persona per cui agisce.
La dichiarazione di nomina e di accettazione sono negozi unilaterali, essi servono per integrare il contratto, che reca in bianco il nome della persona nei cui confronti deve produrre gli effetti. Perciò, anche se non previsto dalla legge, la dichiarazione di nomina e l’accettazione devono avere la stessa forma del contratto scritto. Anche per la pubblicità, il contratto trascritto nei pubblici registri, anche la dichiarazione di nomina e l’accettazione devono essere pubblicati.

SEZIONE III – PATOLOGIE STRUTTURALI DEL CONTRATTO

Può accadere che l’ordinamento giuridico consideri così negativamente l’atto di autonomia privata da indurlo a negargli qualsiasi efficacia. In altri casi invece, viene riconosciuta una efficacia provvisoria, che una delle due parti può rimuovere.
Queste due ipotesi riguardano l’area dell’invalidità del contratto.
La categoria dell’invalidità è  una elaborazione dottrinale che non trova riscontro nel codice, che si impernia invece sulle figure di nullità ed annullabilità.
Diversa dalla nullità è l’inesistenza, nel quale il contratto non è semplicemente difforme allo schema negoziale, ma è del tutto irriconducibile allo schema negoziale. (esempi di contratti inesistenti sono i contratti conclusi sulla scena di un teatro

Le ipotesi di nullità consistono in:
– imperfezione strutturale della fattispecie (es: difetto di causa)
– contrasto tra l’interesse concretamente perseguito tra le parti e gli interessi ritenuti fondamentali dall’ordinamento giuridico (illeicità della causa, contratto in frode alla legge)
– nella contrarietà rispetto a norme imperative

Le ipotesi di annullabilità consistono in:
– in un vizio del consenso
– nell’assenza di uno delle parti dei requisiti di capacità richiesti dalla legge.
– nella presenza di vizi del contratto ritenuti di minore gravità (es: contratto concluso in conflitto di interess).

Le ipotesi di nullità speciale consistono in:
– nella violazione di norme poste a tutela di un contraente ritenuto debole.

Il contratto nullo è assolutamente inefficace e non può essere sanato o convalidato dalle parti.
La leggittimazione processuale a far valere la nullità del contratto spetta a chiunque vi abbia interesse ed è rilevabile dal giudice. L’azione di nullità è imprescrittibile. La sentenza di nullità è detta dichiarativa, in quanto si limita ad accertare una realtà giuridica già esistente.

L’annullabilità è testuale, nel senso che deve essere prevista da un’esplicita norma giuridica. Il contratto annullabile produce effetti, ma sono effetti interinali e provvisori. In quantio tali possono essere rimossi solo su uniziativa a tutela della quale la causa di annullabilità era prevista. L’azione di annullamento, cioè l’azione volta a far valere la causa di annullabilità, è soggetta a prescrizione (5 anni). La sentenza di annullamento prende il nome di sentenza costitutiva, poichè con il suo effetto muta l’attuale situazione giuridica.

La nullità speciale presenta alcuni profili tipici della nullità ed altri più simili all’annullabilità.
Vicino alla nullità vi è l’insanabilità, la rilevanza d’ufficio del vizio.
Vicino all’annullabilità vi è la leggittimazione che tale nullità può essere fatta valere solo dalla parte volta ad essere tuttelata (es: il consumatore).
E infine elementi del tutto peculiari quali la non propagabilità all’intero contratto della inefficacia della clausola vessatoria.

L’invalidità va distina dalla rescissione del contratto, poichè si fonda su un’ipotesi eccezionale, di rilevanza dello squilibrio in senso oggettivo delle prestazione dedotte in contratto.
L’invalidità va anche distinta dall’inefficacia del contratto. Infatti il contratto invalido non è necessariamente inefficace, potendo essere efficace in maniera provvisioria e interinale. Mentre è possibile che un contratto sia valido ma inefficace, ad esempio quando si verifica una condizione sospensiva.

L’annullabilità può discendere anche dall’esistenza di un vizio nella formazione del consenso.
la disciplina prevede tre tipi di vizi del consenso: l’errore, la violenza e il dolo.

L’errore consiste in una falsa rappresentazione della realtà o anche in una ignoranza della realtà alla quale ci si riferisce.
L’errore per essere rilevante deve rispondere ai requisti di essenzialità e riconoscibilità.
L’errore è essenziale quando:
– cada sulla natura e sull’oggetto del contratto
– cada sull’identità dell’oggetto.
– cada sull’identità delle persone
– quando, se un errore di diritto, sia stata l’unica o principale ragione del consenso (es. acquisto di un fondo per costruirvi un palazzo ignorando, però, che esso è gravato da un vincolo di inedificabbilità).
L’errore è essenziale quando ricade di circostanze intrinseche al contratto.
Non è invece essenziale, e non porta all’annullabilità del contratto, l’errore su circostanze estrinseche (errore sui motivi o errore di previsione).
L’errore di calcolo invece non si deve considerare un vero errore, ma di una imperfetta applicazione dei criteri di calcolo.
In tal caso non si dunque non si è causa di annullamento, ma il contratto è sanabile tramite una rettifica.
Ma se l’errore dovessere ricadere sulla quantità, in quel caso saremo in presenza di un errore sull’oggetto, e come tale essenziale.
L’errore è ostativo quande cade sulla dichiarazione o trasmissione di volontà e non sul processo della volontà (errore di trasmissione via fax).
L’errore ostativo è causa di annullamento ma solo quando sia essenziale.

L’azione di annullamento può essere preclusa dalla offerta della controparte di eseguire la rettifica del contratto (art. 1432)

Il dolo è anch’esso un vizio del consenso. Il dolo consiste in una falsa rappresentazione o ignoranza della realtà indotta da un raggiro o da un artifizio della controparte.
Ai fini dell’annullabilità del contratto, il raggiro o l’artefizio devono essere tali da indurre in errore una persona normalmente ragionevole e sensata.
Anche il semplice silenzio (reticenza) può integrare gli schemi del dolo quando la natura del contratto, o le concrete circostanze dello stesso, impongano all’altra parte di comunicare informazioni essenziali nell’economia dell’affare.
Ai fini della annullabilità del contratto, il dolo deve essere stato determinante alla controparte per stipulare.
Nel caso in cui il dolo non sia determinante, saremo in presenza di dolo incidente, dove è esclusa l’annullabilità del contratto, ma il contraente in malafede dovrà rispondere del risarcimento del danno.

La violenza è una ulteriore ipotesi del vizio del consenso.
Ai fini dell’annullabilità la violenza deve essere di tal natura da fare impressione sopra una persona sensata e da farle temere di esporre sè o i suoi beni a un male ingiusto e notevole.
La violenza dà luogo all’annullabilità del contratto anche quando rivolta ad un coniuge, un ascendente o un discendente di una delle controparti. Nel caso in cui essa si indirizzi ad altre persone, l’annullabilità è rimessa nelle mani del giudice.
La violenza può anche avvenire per mano di un terzo, in quel caso il contratto sarà annullabile, anche se la controparte che si sarebbe avventaggiata della violenza non ne fosse a conoscenza.
La minaccia a far valere un diritto può essere causa di annullamento, se i vantaggi sono ingiusti.
Non dà luogo all’annullamento il timore reverenziale.

Qualora una delle due parti sia soggetta ad incapacità legale d’agire, il contratto è annullabile.
Sono annullabili anche gli atti di straordinaria amministrazione compiuti da un inabilitato senza l’assistenza del curatore.
Nel caso in cui il minore abbia occultatato con raggiri la propria età, fingendosi maggiorenne, e la controparte sia in buona fede, il contratto non è annullabile.

L’annullabilità di un contratto può essere fatta valere sono dalla parte ne cui interesse è stabilita dal giudice (questo è detto leggittimazione relativa).
Eccezionalmente la legittimazione a far valere l’annullabilità è assoluta nel caso del contratto concluso dal condannato in stato di interdizione legale.
L’azione di annullamneto si prescrive in 5 anni, e il termine decorre, in caso di vizio del consenso, dal giorno in cui sia cessata la violenza sia stato scoperto l’errore o il dolo.
Esperita con successo l’azione di annullamento, gli effetti del contratto vengono rimossi retroattivamente.
Ne consegue che la parte che abbia già eseguito la prestazione, potrà chiederne la ripetizione.
La retroattività dell’annullamento potrebbe pregiudicare i diritti eventualmente acquisiti dai terzi subacquirenti e cioè da quanti abbiano acquistato diritti da colui che a sua volta aveva acquistato sulla base del contratto poi annullato.
L’art. 1445, sancisce l’inopponibilità dell’annullamento ai terzi in buona fede acquitrenti a titolo oneroso.
Se però l’annullabilità dipende da incapacità legale la buona fede è esclusa a prescindere e l’annullamento del contratto sempre opponibile.
Il contratto annullabile può essere convalidato
.
La convalida può essere epsressa o tacita.
Nel primo caso il contratto annullabile viene sanato mediante un atto che contiene la menzione del contratto e del motivo di annullabilità, nonchè la dichiarazione che si intende convalidarlo.
Nel secondo caso, il contratto annullabile viene sanato quando la parte che avrebbe potuto esercitare l’azione di annullamento vi dà volontaria esecuzione pur conoscendo il motivo di annullabilità.
La convalida è un negozio giuridico unilaterale. secondo l’art. 1444, la convalida non ha effetto, se chi l’esegue non è in condizione di concludere validamente il contratto.

La nullità discende dalla difformità del contratto rispetto allo schema legale.
In primo luogo, determina la nullità la mancanza di accordo tra le parti.
Anche l’ipotesi di contratto concluso in nome di un soggetto inesistente o non più esistente perchè defunto, o di un soggetto non ammesso al godimento dei diritti civili nell’ambito dell’ordinamento giuridico, danno luogo a nullità per mancanza di accordo tra le parti.
Il contratto è nullo anche per difetto di causa, da intendersi nel senso della irrealizzabilità della sua funzione.
La nullità può esserci anche per mancanza dell’oggetto o per mancanza dei requisiti di possibilità, o per mancanza della forma scritta ad substantiam.
Ma la nullità può discendere anche dalla illecità degli interessi perseguiti dalle parti.
La nullità può colpire anche singole clausole del contratto (nullità parziale).
Rimane da stabilire se la nullità della singola clausola si propaghi all’intero contratto.
Secondo l’articolo 1419 la nullità si verificherà solo se quella clausola risulta essenziale per il compimento dell’atto.
La nullità della clausola non si propaga mai all’intero contratto, quando la clausola sia sostituita di diritto da norme imperative.

Il contratto nullo è assolutamente improduttivo di effetti e non può essere convalidato.
Alla nullità del contratto le parti possono rimediare attraverso una manifestazione di volontà, sostituitiva a quella viziata, si parla di rinnovazione del contratto.
Fenomeno diverso dalla rinnovazone è la conversione del contratto nullo, istuito in osserganza al principio generale di conservazione degli atti giuridici.
Perchè possa darsi luogo la conversione, debbono ricorrere due presupposti:
a) il contratto nullo deve avere i requisiti di sostanza e di forma
b) si possa ritenere, avuto riguardo dello scopo delle parti, che se esse fossero venute a conoscenza della causa di nullità, avrebbero provveduto a stipulare un contratto diverso.
la conversione del contratto nullo va tenuta distanta dalla convalida del contratto annullabile per due ragioni:
– mentre nella convalida vi è perfetta identità tra il contratto viziato e il contratto sanato, nella conversione il contratto produttivo di effetti è diverso da quello stipulato dalle parti.
– mentre la convalida discende da una manifestazione di volontà della aprte che avrebbe potuto chiedere l’annullamento, la conversione è posta in essere dal giudice una volta che ne abbia accertato i presupposti.
La nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e può essere rilevata dal giudice.
L’azione di nullità imprescrittibile.
La nullità del contratto è sempre opponibile ai terzi.

La rescissione del contratto è possibile quando siamo in presenza di un vizio del sinallagma, cioè vi è uno squilibrio grave del nesso di corrispettività delle prestazioni, per questo la rescissione si applica solo alla norme a prestazione corrispettive.
Il rimedio della rescissione si articola in due ipotesi:
– rescissione del contratto concluso in stato di pericolo
– azione generale di rescissione per lezsione.
Il contratto concluso in stato di pericolo è rescindibile allorchè una parte abbia assunto obbligazioni a condizione di salvare se o altri da una situazione di pericolo a grave danno della persona.
In alcuni casi il giudice può comunque assegnare un equo indennizzo alla controparte in malafede.

L’azione generale di rescissione per lesione può essere proporsta nel caso in cui vi sia tra le due prestazioni una sproporzione dipendente dallo stato di bisogno di una parte, del quale l’altra parte abbia approfittato per trarne vantaggio.
Lo stato di bisogno deve essere inteso come grave difficoltà economica o finanziaria.
La lesione è rilevante nella misura in cui essa superi la metà del valore che la prestazione eseguita o promessa, aveva al tempo del contratto.
Non possono essere rescissi per causa di lesione i contratti aleatori.
La disciplina positiva della rescissione conferma che il fulcro dell’istituto è rappresentato dall’eccezionale rilevanza attribuita all’equilibrio oggettivo della prestazione.
Infatti la rescissione può essere inibita dall’offerta, proveniente dalla parte che si è avvantaggiata, di ricondurre il contratto ad equità, mentre è inammissibile la convalida del contratto rescindibile..
L’azione di rescissione si prescrive in un anno, dopo di che non è più possibile eccepire la rescissione.
Non è possibile opporre ai terzi la rescissione.

Il vincolo che lega le parti del contratto potrà essere sciolto anche in relazione al sopravvenire di circostanze che compromettono o rendono impossibile la realizzazione dell’assetto di interessi concordato.
Qui dunque non vengono prese in considerazione patologie strutturali dell’atto, ma patologie funzionali.
La risoluzione è dunque un modo di scioglimento dei contratti a prestazioni corrispettive può ricolegarsi:
– all’inadempimento dei contraenti
– all’impossibilità sopravvenuta
– all’eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione.

L’inadempimento può attivare una serie di meccanismi a tutela del consumatore.
Già al momento della conclusione del contratto, una parte può chiedere all’atrea la daione di una certa quantità di denaro o di cose fungibili (caparra confirmatoria)
Infatti nel caso di inadempimento della parte che ha versato la caparra, la controparte può recedere dal contratto e trattenere la caparra confirmatoria. Se invece è inadempiente l’altra parte , la parte che ha pagato la caparra può chiedere una doppia caparra e di recedere dal contratto.
Un’altro tipo di clausola preventiva è la clausola penale, con la quale si conviene che in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, uno dei contraenti è dovuto ad una determinata prestazione.
La clausola penale ha dunque sia una funzione preventiva di determinazione del danno e sia una finalità sanzionatoria per l’inadempiente.
Il creditore però non può chiedere sia la la cosa principale che quella dedotta dalla penale, almeno che la penale non sia stata prevista per il ritardo dell’adempimento della prestazione.
Può essere possibile la sospensione della prestazione nel caso in cui le condizioni dell’altra parte che deve eseguire la prestazione siano diventate tali da mettere in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione.
La sospensione della prestazione è uno strumento di tutela preventiva contro l’insolvenza del debitore.
Una volta verificatosi l’inadempimento, la parte non inadempiente dispone di un’ulteriore gamma di strumenti di tutela:
– l’azione di esatto adempimento
– la risoluzione del contratto
– il risarcimento del danno

L’adempimento è definitivamente precluso dalla data di domanda della risoluzione, ossia dal momento in cui è chiaro che il creditore vi abbia perso interesse.
La risoluzione può essere giudiziale o stragiudiziale.
La risoluzione giudiziale consegue all’accertamento del giudice dei suoi presupposti, affidando ad una sentrenza costitutiva lo scioglimento del vincolo contrattuale.
Al contrario la risoluzione stragiudiziale si produce di diritto in tre casi:
– La parte non inadempiente può intimare per iscritto all’altra parte di adempiere entro un termine che non può essere inferiore a 15 giorni con l’avvertenza che, spirato il termine, il contratto si intenderà risolto.
– In sede di stipula del contratto, alltraverso la clausola risolutiva espressa, che il contratto si risolva nel caso in cui una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite.
–  Il contratto si risolve di diritto anche nel caso inutile decorrenza del termine essenziale (esempi: la consegna di un abito nuziale dopo le nozze).
La risoluzione ha effetto retroattivo tra le parti, determinando quindi l’obbligo di restituzione della prestazione concessa.
I diritti dei terzi non sono pregiudicati dalla risoluzione dei contratti, è dunque ad essi inopponibile.

L’impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore è una delle cause di estinzione dell’obbligazione.
Se essa si verifica, il debitore liberato perde il diritto alla controprestazione e deve restituire quella che ha già ricevuto (art. 1463).
Nell’ipotesi in cui l’impossibilità della prestazione sia soltanto parziale, l’altra parte ha diritto ad una corrispondente riduzione della prestazione dovuta.

Il rimedio della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta può essere esperito nell’ambito della categoria dei contratti a prestazioni corrispettive.
Sono esclusi i contratti aleatori.
Presupposto della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta è che la prestazione di una delle parti sia divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari ed imprevedibili.
Il parametro di valutazione dell’eccessiva onerosità non è ancorato ad un criterio quantitativo preciso, dovendo ritenersi eccessiva l’onerosità che esorbiti dall’alea del normale contratto.
La parte convenuta con l’azione di risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta può evitarla, offrendo di modifcare equamente le condizioni del contratto.

2 Risposte to “L’autonomia Privata – Diritto privato”

  1. lezia said

    Mi stò facendo una culturaaaaa…grazie a teee! :*************

  2. devilmanga said

    seeeeeeeeeeeeeeeee
    viene il mal di testa solo a guardare tutto questo scritto!!

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