Due di cuori

ho scritto t\’amo coi bit

Il fatto illecito – ist. di diritto privato

Posted by devilmanga su 23 giugno 2007

Considerando che il mio amolino sostiene che non scrivo mai su questo blog.
E considerando che io per adesso non faccio altro che ripassare diritto Privato.
Mi è venuto in mente di scrivere di quello che studio, così che valga come ripetizione a me ed impara qualcosa il mio amolino!
Argomento di oggi: IL FATTO ILLECITO

Recita l’articolo 2043 del Cod. Civ. “Qualunque fatto doloso o colposo cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che l’ha commesso a risarcire il danno”.
Potremmo dire che tutta la disciplina della Responsabilità Civile sia contenuta dentro questo articolo.
La Responsabilità civile si differenzia dalla responsabilità contrattuale perchè non vi è alcun precedente rapporto obbligatorio tra le parti in gioco.
Mentre per un contratto, vi è necessità delle volontà delle parti a pena di nullità (art. 1325 Cod. Civ.), la responsabilità civile nè prescinde completamente.
Il caso ad esempio è un incidente automobilistico tra Tizio e Caio, non vi è alcun accordo preventivo tra i due su come deve avvenire un incidente, ma il fatto stesso fa sorgere tra di loro un rapporto, o per meglio dire “un’obbligazione” (il fatto illecito è fonte di obbligazione).
La responsabilità civile è anche detta aquiliana (da Lex Aquilia del Damno) o anche responsabilità extracontrattuale (per sottolineare maggiormente la differenza tra responsabilità contrattuale e civile).
Ritornado all’articolo 2043, appare evidente di come il “danno ingiusto” sia imputato a chi è “responsabile” del fatto.
Il “criterio di imputazione del danno” è semplice, il danno passa dalla sfera giuridica soggettiva del danneggiato alla sfera giuridica soggettiva del danneggiante.
Su di lui dunque graverà l’onere di riparare al danno, o dove questo sia impossibile, di risponderne per equivalente.
Immaginando una nave che per colpa di Tizio affonda nelle fosse delle Marianne, diventa impossibile o quanto meno troppo oneroso andarla a recuperare, e quindi a Tizio non rimane che ripagare il danno per equivalente del valore della barca nelle mani di Caio.
La riparazione del danno è un elemento centrale della responsabilità civile ed esercita anche una funzione deterrente nell’assumere comportamenti gravosi verso terzi. (Tizio sapendo che guidando contromano in autostrada rischia di dover risarcire i danni che causerà, oltre alla responsabilità penale del gesto, ci penserà bene prima di farlo!).
E come effetto deterrente vi è una funzione sanzionatoria della responsabilità civile, ed è nel risarcimento del danno non patrimoniale. Qui infatti non avremo una perdità di utilità, ma il legislatore prevede una “riparazione” al danno subito.

Oltre alla tutela del danno, la responsabilità civile tutela anche i diritti della persona. In particolare attraverso la tutela inibitoria e la tutela restituoria.
Tutela inbitoria: se la lesione del diritto è causata dal comportamento di un individuo, il giudice può ordinare la cessazione di questo comportamento lesivo (oltre al risarcimento dei danni – tutela risarcitoria) attraverso l’azione inibitoria (procedimento chiamato Tutela inibitoria). Esempi di diritti lesi da comportamenti altrui possono essere “i diritti della persona”, il diritto al nome e il diritto all’immagine ad esempio. Oppure in casi di concorrenza sleale, dove è necessario una tutela inibitoria del diritto del commerciante.
Tutela Restitutoria: Se la lesione viene causata da una sottrazione di un bene illecitamente privato, attraverso l’azione di rivendica il proprietario del bene può chiedere la restituzione del bene ed il risarcimento del danno che ha causato la mancanza di quel bene (il lucro cessante che la mancanza di quel bene ha causato, mettiamo il caso il bene uin questione sia un taxi, è chiaro che senza la sua auto, il taxista non ha potuto lavorare, e che quindi gli spetta il risarcimento del danno consistente nel guadagno mancato.)

Rimane soltanto da chiarire le differenze che intercorrono tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale.
Come già detto in precendenza nella responsabilità contrattuale vi è un rapporto legato dalla volontà, un accordo tra le parti, che nella responsabilità civile non è presente.
Questa mancanza di legame dell’accordo naturalmente crea delle differenze nell’onere probatorio.
Onere Probatorio in sede di responsabilità contrattuale: Il creditore deve semplicemente dimostrare il mancato soddisfacimento della prestazione ad oggetto da parte del debitore e se vi sono danni derivati da essi. Il debitore invece dovrà dimostrare che la causa di tale negligenza non è imputabile a lui, ma ad impossibilità soprravvenute.
Onere Probatorio in sede di responsabilità civile o extracontrattuale: Il danneggiato dovrà dimostrare di aver subito un danno (se il fatto è noto, il danneggiato non deve dimostrare di aver subito un danno).  Il danneggiante invece spetterà il compito di dimostrare che abbia fatto tutto il possbile per avere evitato che il fatto illecito che ha causato il danno accadesse.
Altra differenza tra responsabilità contrattuale e responsabilità extracontrattuale, è che la responsabilità extracontrattuale si prescrive in cinque anni, e si riducono a due se si tratta di incidenti tra autoveicoli.
Oltre ad esserci delle differenze tra le due responsabilità, vi sono dei casi in cui essi agiscono in concorso (concorso di responsabilità), è il caso in cui un fatto illecito può essere il frutto di una violazione di una responsabilità contrattuale ma anche di una resposnabilità extracontrattuale. Spetterà al danneggiato scegliere la formula più conveniente. L’esempio classico è il medico che opera e che causa lesioni per un intervento chirurgico.

L’ingiustizia del danno è alla base del criterio di risarcimento della responsabilità civile.
Questa ingiustizia del danno si deve contemplare come una perdità di utilità subita dal danneggiato, senza che vi sia una reale giustificazione calcolabile secondo criteri previsti dal nostro ordinamento giuridico.
Il danno ingiusto dunque si può definire come una lesione di una situazione giuridica soggettiva che privi al titolare della utilità riservatagli dalla norma giuridica.
Questa definizione di “danno ingiusto” dunque, non indica espressamente quali siano i fatti illeciti, dunque è un sistema ATIPICO.
Un esempio di sistema TIPICO è “l’illecito penale” dove si può essere puniti solo per la fattispecie astratta espressamente prevista dalla legge.
Il sistema giuridico italiano, a differenza di quello tedesco, rende la responsabilità civile atipica, in cui non avendo indicato espressamente le varie fattispecie, il tutto è rimesso alle opere di intrpretazione dei giudici.
Alcuni libri sostengono che non sia corretto parlare di atipicità, ma che sia più corretto parlare di tipicità evolutiva o anche detta progressiva, dove il sistema ritiene rilevante analizzare ogni volta le situazione giuridiche soggettive ai fini risarcitori.
Questa tipicità evolutiva del nostro sistema di responsabilità civile permette che siano risarcibili non sono i diritti assoluti ma anche i danni causati dalle lesioni dei diritti relativi (si pensi all’uccisione di un debitore di una prestazione infungibile, il creditore può chiedere il risarcimento danni all’assassino).

Può accadere che la perdità di utilità, il danno ingiusto, sia giustificata da condotte e circostanze.
Gli articoli 2044 e 2045 prevedono una limitazione delle responsabilità.
Il 2044 prevede la legittima difesa, secondo la quale non è responsabile chi causa un danno per difendere se o altri.
Mentre il 2045 prevede lo stato di necessità, secondo il quale se si ha compiuto il fatto illecito nel tentativo di salvare se o altri dal pericolo nel quale ci si trovava, allora il danneggiato ha diritto ad un indennizo previsto per equo apprezzamento del giudice.
Quindi mentre secondo l’articolo 2044 del codice civile, nella legittima difesa, non è previsto alcun indennizzo, nel 2045 è previsto un indennizzo nei confronti del danneggiato.
Queste vengono definite cause di giustificazione del fatto illecito, o esimenti.

Oltre alla giustificazione dei motivi, bisogna andare a guardare anche l’intenzione di chi ha commesso il fatto.
Come specifica l’art.2043, l’obbligazione di risarcimento sorge indifferentemente se il danno è stato compiuto con dolo o con colpa.
La definizione di dolo e di colpa non sono risalibili dal codice civile, ma dal codice penale.
Dolo: “L’evento anche se previsto non è voluto, ed è causa di negligenza, imperizia, o imprudenza. ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline”.
Colpa: “l’evento dannoso o pericoloso che è il risultato dell’azione od omissione.. è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione”.

Davanti all’intenzione è dunque indispensabile analizzare se il soggetto che ha compiuto il fatto è capace di “intendere e di volere”.
Ci viene in soccorso l’articolo 2046 del codice civile (imputabilità del fatto dannoso) “non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità d’intendere o di volere al momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato di incapacità non derivi da sua colpa“.
Dunque l’incapace non è responsabile dei danni che provoca, almeno che non sia un incapace naturale. (Se Tizio è privo di capacità naturale perchè drogato, e si mette al volante, è comunque responsabile dei danni che provocherà.)
Ma la responsabilità dei danni secondo l’articolo 2047 si sposta nella sfera giuridica soggettiva di chi è intento alla sorveglianza dell’incapace, a meno che i sorveglianti non dimostrino di avere fatto tutto il possibile.
Ma nella determinazione dell’ammontare del risarcimento, il giudice deve tenere in considerazione le condizioni economiche delle parti, condannando l’autore del danno ad un’equa indennità.
Per quanto riguarda i minorenni, i responsabili sono i genitori o i tutori o i loro insegnanti.
E’ indispensabile per quanto riguarda i genitori, che per essere responsabile il figlio abiti ancora nella casa familiare.
L’articolo 2048 si divide in due parti “Culpa in vigilando” e “Culpa in educando”.
La culpa in educando ricade sui genitori e sui tutori con i quali i minori convivono, e per i quali sono responsabili di non avere impartito ai minori l’educazione necessaria a non fargli commettere il fatto.
La culpa in vigilando ricade sugli insegnanti che naturalmente sono responsabili dei minori nel momento in cui sono sotto la loro custodia.
L’articolo 2049 invece si occupa delle responsabilità dei padroni e dei committenti.
Libera, di fatto, da responsabilità i domestici ed i commessi, facendo ricadere i rischi d’impresa direttamente nelle mani del “padrone” (oggi meglio dire imprenditore).
Naturalmente è necessario che il danno sia stato causato nell’esercizio delle incombenze lavorative.
Quindi vi deve essere un nesso di occasionalità necessaria tra il danno cagionato e l’espletamento delle incombenze.
Nel caso in cui l’esercizio sia di attività pericolose, (art. 2050) visti gli elevati rischi di impresa, l’esercente è liberato da responsabilità se dimostra di aver adottato tutte le misure idonee.

L’articolo 2051 e 2052 profilano due casi di responsabilità di danno causato da cose e da animali.
Dunque il danno verrà imputato a chi era in grado di controllare quel detrminato bene.
Chi dunque aveva in custodia quel bene, e l’unico modo che ha per discolparsi è il dimostrare che il fatto illecito sia avvenuto per caso fortuito, da intendersi come causa di forza maggiore.
Il danno causato da un edificio, il proprietario dovrà dimostrare che il danno sia stato causato dalla rovina di un edificio a difetto di manutenzione o di costruzione.
In sostanza è sempre necessario dimostrare di aver fatto tutto il possibile per far si che il caso non si verificasse.

La responsabilità civile può intervenire anche dove le lesioni provochino delle mere sofferenze di carattere fisico o psichico.
Siamo in presenza di Danno non patrimoniale.
Dove non vi è danno emergente da rimborsare o un lucro cessante per un’attività lavorativa interrotta da risanare, non vi è alcun saldo economico nella sfera giuridica della vittima da riportare in pareggio.
Essendo mere sofferenze, per di più anche di carattere psicologico, non può esistere un criterio oggettivo di valutazione in denaro del danno da risarcire, ma soltanto una formula equitativa del giudice nel tentativo non di cancellare il dolore, ma di alleviarlo.
La disciplina del danno non patrimoniale, anche se riportato all’articolo 2059 del codice civile, è da ricercare nell’articolo 185 del codice penale secondo il quale: “ogni reato che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che a norma delle legge civili, debbano rispondere per il fatto di lui”.
Appare dunque chiaro che chi cagiona un danno deve risarcire sia il danno patrimoniale che il danno non patrimoniale.
L’ampliamento del danno non patrimoniale va ricercato nell’elaborazione della, assai dubbiosa, dottrina del “danno esistenziale“, una figura costruita con l’articolo 2043 e l’articolo 2 della costituzione, secondo cui il risarcimento va esteso a tutti i pregiudizi che ostacolano le attività della persona umana.
Mentre il danno biologico nasce dall’esigenza di risarcire le lesioni psico-fisiche della persona umana, da non ricollegare al lucro cessante. Basta pensare ai danni biologici di bambini o persone anziane che non producono reddito.
Il danno biologico trova fondamento all’articolo 32 della costituzione italiana.
Il limite posto al danno biologico è l’articolo 2059, in quanto un danno non patrimoniale per essere risarcito può essere solo causato da sofferenze o stati d’animo.
Ma la Corte Costituzionale e la giurisprudenza propendono verso la dottrina costituzionale secondo cui il diritto alla salute viene garantito attraverso un risarcimento del danno psico-fisico. L’ammontare della somma è rimessa all’accertamento medico legale.

In generale l’ammontare del risarcimento è figlio soltanto delle conseguenze immediate e dirette, come disciplinato all’articolo 1223 del codice civile in materia di responsabilità contrattuale e richiamato dall’articolo 2056.
L’obbligazione risarcitoria dunnque non può andare oltre il confine che detta lo scopo di protezione.
E non può mai comprendere danni alla quale la vittima era ugualmente sottoposta.

Quando un danno è ascrivibile a più persone, esse sono tenute tutte in solido all’obbligazione risarcitoria.
E secondo le regole della responsabilità solidale, il danneggiante potrà rivalersi sugli altri danneggiati per le loro quote.
Le loro quote sono calcolate sulla base di criteri di gravità di colpa, che si presumono, nel dubbio, uguali.

Il risarcimeno del danno può avvenire anche in forma specifica.
Cioè si mira a ridare al danneggiato, quando possibile, lo stesso bene che andò distrutto o danneggiato nel fatto dannoso.
(un esempio di risarcimento in forma specifica è la riassunzione nel proprio posto di lavoro).
Anche se la modalità risarcitoria più diffusa è quella per equivalente.
Lo stesso giudice può stabile un risarcimento per equivalente, quando la forma specifica è troppo onerosa.
Nel danno biologico invece, il danneggiato deve provvedere al ripristino dell’ambiente precedente, col solo limite delle sue possibilità economiche.

MarkIllecito

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5 Risposte to “Il fatto illecito – ist. di diritto privato”

  1. lezia said

    emmm…il dirittooo nooooo! ma come fai amolino a ricordarti tutte ste coseee…io impazzierei! :************ bravo bravo studia studia…

  2. MICHELA said

    COMPLIMENTI!!!!!QUI IL FATTO ILLECITO E’ VERAMENTE SPIEGATO BENE!!!!!!!!!!!GRAZIE….BACI DALLA SARDEGNA…..

  3. Loreta said

    speriamo che tutto questo mi aiuti a passare l’esame…….!!!!!!!!

  4. Ludovico said

    Il fatto illecito è spiegato bene, con chiarezza. Tuttavia ho notato due imprecisioni, sicuramente non volute e dovute a distrazione, che potrebbero indurre a sostituire un concetto per un altro.
    Per quanto riguarda l’onere probatorio (ex art.2697 c.c.) riguardo al fatto illecito tengo a precisare che il danneggiato, oltre che a provare il danno che gli causi direttamente e immediatamente una perdita, deve provare che tale pregiudizio sia causato da colpa o dolo del danneggiante.
    E mi riallaccio al dolo e alla colpa per segnalare la seconda imprecisione, di carattere puramente tecnico: nell’esporre la differenza tra dolo e colpa, sono stati invertiti i relativi significati, attribuendo all’accezione di colpa quella di dolo, e viceversa –> Dolo: “L’evento anche se previsto non è voluto, ed è causa di negligenza, imperizia, o imprudenza. ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline”.
    Colpa: “l’evento dannoso o pericoloso che è il risultato dell’azione od omissione.. è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione”.

    Il dolo è un comportamento posto in essere da un soggetto volutamente e volontariamente, il quale è cosciente (scientia damni) del danno che sta per provocare;
    la colpa invece è da ricondurre ad un comportamento attivo od omissivo (da parte dell’autore dell’illecito) che defice dell’ordinaria diligenza del buon padre di famiglia (diligentia media), prudenza o perizia, oppure un comportamento che sia semplicemente dovuto a inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

    Devilmanga, se ne hai la possibilità, cerca di correggere questi errori.
    Per il resto complimenti per l’esposizione.

  5. raffaele said

    Se passo l’esame di venerdì ti offro una consumazione appena ti vedo, e se non bevi una birra insieme a me guai a te!!! ;-D

    Sembra spiegato in maniera comprensibile…

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