Due di cuori

ho scritto t\’amo coi bit

Capitolo I – La Prima Storia d’Amore

Posted by devilmanga su 29 ottobre 2006

PREFAZIONE

CAPITOLO 1

Giunse la notizia trasportata dal vento.
Ciò che è non sarà più.
Nessuno capii in principio quelle parole.
Ma anche senza essere comprese, quando giunsero alle orecchie degli angeli devastarono la loro mente.
Ciò che è non sarà più.
E’ dunque la fine del verbo?
Furono migliaia gli angeli che si radunarono ai piedi del Monte Simblan con l’intento di discutere il significato di tali parole.
Con l’arroganza di riuscire a comprendere il Progetto Divino al quale nessuno era permesso posare lo sguardo.
Ciò che è non sarà più.
Quale reale significato celava tale frase che, ormai, echeggiava per tutta la vallata della Luce della Nuova Nascita.
Un immenso prato, immerso da una nebbia di luce, dall’erba dritta verso il cielo alta sino al ginocchio.
Un consesso di angeli dal numero sempre crescente si radunò dove la valle e il Monte si confondevano e si fondevano.
Senza distinzione si radunarono angeli di vecchia e nuova stirpe.
Ogni angelo è ad immagine dell’uomo, come ogni uomo è immagine di Dio, e in esso sono le sue misure fisiche.
E come è la specie umana, anche il colore della pelle degli angeli ha varie sfumature.
Ciò che crea la differenza tra vecchia e nuova stirpe è una piccola cintola sulla tunica bianca che solitamente indossa ogni angelo.
La vecchia stirpe indossa una cintola bianca, la nuova una cintola nera.
Altra differenza tra la vecchia stirpe e la nuova stirpe è una piccola gobba sotto la tunica.
Solo alla vecchia stirpe è stato fatto il dono di ali piumate composte da sette piccole alette per lato.
La nuova stirpe è stata generata dalla vecchia stirpe mentre la vecchia stirpe fù generata col verbo.
E solo chi è stato generato col Verbo può risiedere alla destra di Dio.
Nessun angelo disponeva di qualsiasi tipo di plantare.
Ciò che stava accadendo non aveva alcun tipo di precedenti.
Nessuno avrebbe mai immaginato che potesse venire messa in discussione la voce che il vento portava.
Un ordine di Dio deve essere portato al termine in ogni modo, in ogni luogo.
Ciò che è non sarà più.
Nostro compito e nostro dovere obbedire e credere nel più ferreo dei modi.
Ma l’incertezza trova terreno fertile sulle menti di tutti.
Quale destino era stato assegnato ai luoghi del Paradiso? Quale destino a noi stessi?
Il dubbio ci mise davvero poco a mutarsi in paura.
Uno sfarfallio della fede nel nostro cuore.
Era divenuto impossibile non gelare di fronte all’alito di vento che bisbigliava: “Ciò che è non sarà più.”
Nel cuor mio fui certo che avrei obbedito a qualsiasi comando mi fosse chiesto di adempiere.
Ma continuavo a stringere la tunica all’altezza del petto, quasi come a mantenere il cuore al posto di comando.
Ciò che è non sarà più.
Ciò che sarebbe sempre stato creduto impossibile avvenne: alcuni angeli dalla paura smisero di credere.
Pur se nasci e cresci nella Luce Divina smetti d’aver fede.
Smetti di credere che rientrerai comunque nel progetto maestoso del Divino Creatore.
E come tutte le paure e le angosce, ci mettono poco a trovare un leader che si faccia loro portavoce.
La paura degli angeli venne messa in bocca a Lucifero.
Lucifero era membro d’alta casta degli angeli di vecchia stirpe.
Tra i fedelissimi figli del Divino Creatore.
Aveva uno sguardo di ghiaccio e dei capelli lunghi sino alla spalla dal color luce.
Un Leader importante e carismatico come Lucifero aumentò la presa di coscienza degli angeli nel ribellarsi a Dio.
Questa nuova forma di pensiero di ribellione alla volontà Creatore coinvolse e convinse soprattutto gli angeli di Nuova Stirpe, i quali consideravano “ciò che è non sarà più” delle parole rivolte a loro, in quanto loro non erano stati generati dal Verbo.
Ciò che è non sarà più.
Il vento iniziò a fischiare sempre più forte.
Prese in pieno volto la faccia di Lucifero alzandogli la sua chioma dorata quasi parallela al terreno.
Il suo sguardo si perse in direzione del vento.
D’improvviso si tolse la tunica, come di scatto, e aprì le sue immense ali.
Si portò le braccia dietro la schiena lentamente, ma si strappò via le ali con enorme forza e velocità, con un unico strattone.
Emise un urlo che fece tremare pure il Monte Simblam, oltre alle coscienze di noi tutti.
Quando si strappò le ali, le gettò entrambe a terra.
Non era possibile credere che davvero stesse accadendo, eravamo testimoni di un qualcosa che reputavamo, prima della voce nel vento, impossibile
Un gesto di sfida nei confronti di Dio.
La durezza e la fermezza del gesto di Lucifero, accese in modo particolare dei dubbi nelle menti dei più anziani.
Il dubbio che Lucifero sapesse qualcosa del Disegno Divino si attanagliò.
Tutti sapevano che un Angelo come Lucifero, uno dei più vicini allo stesso Dio, potesse aver saputo, potesse già conoscere il nostro destino, e per ciò che trova tanta forza e tanta fermezza nel ribellarsi.
Coloro ai quali la fede traballava vacillò definitivamente dinnanzi al gesto di Lucifero.
Si unirono, ormai desiderosi di cambiare il proprio destino.
Un tentativo di dirottamento dal Disegno Divino per noi tutti ormai scritto.
Per noi rimasti fedeli, o meglio, rimasti con un po’ di fede, non rimase che voltare loro le spalle.
Li guardammo un’ultima volta prima di dirigerci sul Monte Simblam.
Sapevamo che quello sguardo posato su di loro sarebbe stato l’ultimo con un po’ di pietà per il loro destino.
Salimmo non senza fatica, ma sempre compatti su in cima al Monte.
Da lì potemmo osservare i “senza fede” cospirare contro il disegno divino.
Era come se un capello di Dio si ribellasse al suo volere.
Ma andava in ogni modo fermato quello scempio profano.
Di questo ne eravamo ormai tutti certi.
Nessuno parlava, si restava a guardare l’immensa Pianura di Luce sottostante.
Nessuno aveva il coraggio di pensare che sarebbe stato nostro dovere il fermare chi si opponeva a Dio, in qualsiasi modo.
Sino a che, l’Arcangelo Gabriele, uscì dal gruppo degli angeli e arrivò a camminare sino al precipizio.
Da lì estese lo sguardo verso l’infinito.
Da lì estese il suo braccio destro verso l’infinito perpendicolare al corpo, col palmo della mano aperta rivolta verso il basso disse: “Sia fatta la volontà di Dio”.
Da quel momento in poi, una vecchia canzoncina iniziò a diffondersi nella mente e nel cuore di noi tutti:
“Non si può versare del Sangue di Angelo, perché nessuna terra lo berrebbe…”
MarkScribano

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5 Risposte to “Capitolo I – La Prima Storia d’Amore”

  1. Rossana said

    intendevi proprio primo primo, eh?
    stavolta sono cattiva, devi sforzarti di più se vuoi sconfiggere la mia insofferenza per i “sentieri”. ke cattiiiiiiva 🙂

  2. devilmanga said

    ahahah!
    okei.. hai ragione questo primo capitolo è stato un semi aborto.. m’impegno di più sul secondo!

  3. lezia said

    Adoro gli Angeli, e tu lo sai amorino…adoro il loro chiarore, la loro luce, il loro brillar…
    Il primo capitolo, da “buona critica letteraria” ha in sè la purezza e la malvagità, gli angeli che seguirono Dio e Lucifero, colui che iniziò la ribellione.
    E’ l’inizio dell’amore celeste ma anche l’inizio di una sofferenza acuta che gli uomini, in quanto ribelli, devono subire.
    Ma le ali di un angelo incantevole salverà l’umanità.
    Amorinoooooooo, non vedo l’ora di leggere il II capitolo.
    Smack!

  4. Killjoy said

    UUAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUAHUAHAUHUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUAHUHAUHAUHAUHAUHAUHAUAUHAUHAUHAHUAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAUHAAUHUHAUHAUHAUHAU

  5. giuli said

    be nn so quanto ci sia da essere cattivi ognuno ha il suo stile e poi c vuole un bel coraggio x scrivere..

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