SANTA LUCIA, IL GIORNO PIU’ CORTO CHE CI SIA?
La tradizione popolare, in tempi passati, usava spesso associare i giorni dell’anno a fenomeni meteorologici o astronomici. Chi non ricorda, ad esempio, detti popolari come “San Benedetto, la rondine sotto il tetto” (21 marzo), “Estate di San Martino” (11 novembre), o “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” (13 dicembre), solo per citare i più noti? Sono tutti veri? Corrispondono, cioè, tutti esattamente ai fenomeni astronomici e climatici ai quali fanno riferimento?
In realtà ciò non avviene quasi mai: la cosa dipende principalmente dal fatto che i detti popolari in genere sono molto antichi mentre il calendario, nel corso del tempo, ha subito slittamenti e modifiche tali da produrre profondi sfasamenti tra i fenomeni naturali e i giorni dell’anno a cui tali fenomeni erano stati collegati.
E’ possibile dare una diversa spiegazione della mancata corrispondenza fra l’affermazione contenuta nel detto popolare e l’autorità della scienza astronomica ma prima di esporla è opportuno conoscere chi fosse la Lucia a cui fa riferimento il detto popolare, e capire per quale motivo ad essa è legata la festa della luce e per quale ragione i fedeli la considerino protettrice della vista.
LA STORIA DI SANTA LUCIA:
Lucia, una ragazza di nobile e ricca famiglia siracusana, all’epoca delle persecuzioni di Diocleziano (304 d.C.) era stata promessa in sposa ad un pagano, che ella rifiutò per mantenere fede ad un voto fatto a S. Agata. Il voto, per la guarigione della madre, consisteva nella promessa di rimanere vergine e di distribuire tutti i suoi beni ai poveri. Sennonché il fidanzato respinto l’accusò di essere cristiana e la denunciò al prefetto Pascasio, il quale avrebbe anche tentato di abusare di lei. Si racconta che la donna, per sottrarsi al suo pretendente, si sia strappata gli occhi e glieli abbia gettati ai piedi, ma questo episodio, quasi sicuramente, è una leggenda, mentre è certo che Lucia venne uccisa dopo essere stata sottoposta ad atroci tormenti.
Il suo culto, dapprima localizzato in Sicilia, si diffuse successivamente nel resto d’Italia e in Europa ed oggi è molto vivo soprattutto nei paesi del nord dove, per la tradizione popolare, Santa Lucia (il cui nome, forse non a caso, deriva dal latino “lux” che significa “luce”) è festeggiata come portatrice della luce che annuncia la fine delle tenebre invernali.
Per quanto riguarda la festività è certo che il suo nome fu inserito nel calendario, alla data del 13 dicembre (che sembra coincidere con quella del suo martirio), nel V o VI secolo. Evidentemente il riferimento astronomico, come abbiamo visto, venne associato a quel nome (e a quel giorno) solo in epoca successiva.
I FESTEGGIAMENTI DI SANTA LUCIA A SIRACUSA, SUA CITTA’ NATALE:
A Siracusa, città natale di Lucia, vi sono diverse celebrazioni. Il 13 dicembre, si ha la festa e la processione dal Duomo di Siracusa alla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro. I fedeli devoti partecipano alla processione a piedi scalzi. La processione è chiusa dal corteo dei Cavalieri che in abiti settecenteschi fanno da cornice alla Carrozza del Senato, splendido esempio dell’arte barocca siracusana. Il simulacro rimane esposto ai fedeli per otto giorni, al termine dei quali viene rifatta una processione che riporta il simulacro al Duomo.
In alcuni luoghi d’Italia, nel giorno della festa, si usa distribuire, pane ai poveri, o cuocere piccoli pani rotondi, denominati “occhi di S. Lucia”.
Nel Nord durante la notte tra il 12 e 13 dicembre, la Santa si incarichi di distribuire doni ai fanciulli.
Ma ecco alcuni piatti tipici da mangiare in questo giorno.
In Sicilia la tradizione ricorda il miracolo di Santa Lucia del 1646 che fece arrivare una nave carica di frumento dopo una lunga carestia che aveva affamato l’isola: il popolo si rifocillò mangiando grano bollito tanto buono che ancora oggi ne fa memoria ogni anno con i cuccìa.

Ecco come prepararla:
-frumento tenero: 500 grammi
-ricotta fresca: 50 grammi
-zucchero: 300 grammi
-cioccolato fondente: 100 grammi
-vaniglia: mezza bustina
-sale: q.b.
Mettere a bagno il frumento tre giorni in una pentola, meglio se di coccio, (ricordare di cambiare frequentemente l’acqua). La sera prima della preparazione colare il frumento e metterlo in abbondante acqua leggermente salata e cuocere a fuoco lentissimo per 6/8 ore; lasciare riposare nello stesso tegame coperto, per l’intera nottata; il giorno della preparazione, scolare accuratamente e mettere in una zuppiera, lavorare a parte con una forchetta la ricotta e il cioccolato a pezzetti e versare la crema nella zuppiera per poi mescolarla al grano.
Un’altra bontà che si mangia é l’arancina, precedentemente vi avevo parlato anche della sua preparazione.
Diciamo che oggi mi son mantenuta leggera per mangiar domani queste squisite bontà!
LeziaPerSantaLuciaSiMangiaLaCuccia